sabato 8 settembre 2012
giovedì 6 settembre 2012
Nelle scuole, qui, portano la divisa.
Come nei telefilm americani (cfr Una mamma per amica e via discorrendo).
Nella foto qui sotto si nota, credo.
Quella della mia scuola è blu e verde. I ragazzi sono belli, in divisa, eleganti.
Uno dei compiti dei professori, la mattina, è controllare che la divisa sia completa, in ordine, a posto (tipo: niente scarpe da tennis, David; la camicia dentro nei pantaloni, Santiago, grazie; Luz Angelica, domani ricordati di mettere anche la giacca, eccetera)
A me questa cosa fa un po' ridere e mi sembra strana, ma va bene, mi adeguo.
I professori non hanno la divisa ma sopra i vestiti devono mettere la bata, che è sostanzialmente un camice bianco, lungo, un po' come quello dei dottori.
E' una cosa che a me dà un po' ai nervi.
Ma va bene, occhei, obbedisco.
(d'altronde non è che abbia molta scelta)
E nessuno si azzardi a fare del sarcasmo gratuito, grazie, ora.
Come nei telefilm americani (cfr Una mamma per amica e via discorrendo).
Nella foto qui sotto si nota, credo.
Quella della mia scuola è blu e verde. I ragazzi sono belli, in divisa, eleganti.
Uno dei compiti dei professori, la mattina, è controllare che la divisa sia completa, in ordine, a posto (tipo: niente scarpe da tennis, David; la camicia dentro nei pantaloni, Santiago, grazie; Luz Angelica, domani ricordati di mettere anche la giacca, eccetera)
A me questa cosa fa un po' ridere e mi sembra strana, ma va bene, mi adeguo.
I professori non hanno la divisa ma sopra i vestiti devono mettere la bata, che è sostanzialmente un camice bianco, lungo, un po' come quello dei dottori.
E' una cosa che a me dà un po' ai nervi.
Ma va bene, occhei, obbedisco.
(d'altronde non è che abbia molta scelta)
E nessuno si azzardi a fare del sarcasmo gratuito, grazie, ora.
mercoledì 5 settembre 2012
i-pensiero
Mi mancano tante cose, ma tante tante, che ho lasciato in Italia.
Le persone, innanzitutto, ovviamente.
O meglio: la quotidianità di certe facce. O anche la modalità di molti rapporti che con la distanza fisica, inevitabilmente, cambia.
La mancanza, la nostalgia, è una cosa potentissima.
E può essere pericolosa. O per lo meno ambigua.
Può indurti a credere che quel che ti manca è più importante di quel che c'è.
Invece.
Invece in questi giorni sto scoprendo che quello che mi manca c'è.
E quel che c'è è così imprescindibile e grande che tiene con sè anche tutto quel che mi manca.
Le persone, innanzitutto, ovviamente.
O meglio: la quotidianità di certe facce. O anche la modalità di molti rapporti che con la distanza fisica, inevitabilmente, cambia.
La mancanza, la nostalgia, è una cosa potentissima.
E può essere pericolosa. O per lo meno ambigua.
Può indurti a credere che quel che ti manca è più importante di quel che c'è.
Invece.
Invece in questi giorni sto scoprendo che quello che mi manca c'è.
E quel che c'è è così imprescindibile e grande che tiene con sè anche tutto quel che mi manca.
martedì 4 settembre 2012
elementi antropologici
Qui le donne vanno matte per le unghie.
Ma una cosa da fuori di testa proprio, eh.
Oggi la preside delle medie ha dovuto dare un avviso chiedendo alle alunne, per favore, di non usare colori troppo vistosi (sulle unghie), a scuola.
Alle medie, ripeto.
Avviso generale, sì.
(Ne ho adocchiata una di prima media che sulle unghie aveva la bandiera colombiana con tanto di brillantini vaganti)
No, davvero, qui per le unghie van fuori di testa.
Non lo so perchè.
Che poi non è che in giro la gente si vesta bene o che. Anzi.
Ma le colombiane per trucco, capelli e unghie vanno proprio matte.
Del tipo che una delle prime cose che mi ha detto la mia Preside di qui è stata: ah, quando poi ci saranno gli incontri con i genitori mi raccomando: vestita bene e le unghie a posto.
Non so se mi spiego.
Ma una cosa da fuori di testa proprio, eh.
Oggi la preside delle medie ha dovuto dare un avviso chiedendo alle alunne, per favore, di non usare colori troppo vistosi (sulle unghie), a scuola.
Alle medie, ripeto.
Avviso generale, sì.
(Ne ho adocchiata una di prima media che sulle unghie aveva la bandiera colombiana con tanto di brillantini vaganti)
No, davvero, qui per le unghie van fuori di testa.
Non lo so perchè.
Che poi non è che in giro la gente si vesta bene o che. Anzi.
Ma le colombiane per trucco, capelli e unghie vanno proprio matte.
Del tipo che una delle prime cose che mi ha detto la mia Preside di qui è stata: ah, quando poi ci saranno gli incontri con i genitori mi raccomando: vestita bene e le unghie a posto.
Non so se mi spiego.
lunedì 3 settembre 2012
tutto nuovo, sempre
Oggi abbiamo preso un taxi per tornare a casa da scuola e il taxista era ubriaco.
Ma fradicio, eh.
Roba che oscillava a destra e sinistra come un birillo proprio.
Per cui dopo una decina di metri gli abbiamo chiesto di accostare e siamo scesi.
Dicono sia abbastanza frequente, 'sta cosa, da queste parti.
Io una delle cose di cui ho paura è di abituarmi.
Non voglio abituarmi a vedere i gamin che frugano nella spazzatura, le notizie al telegiornale dell'ennesimo omicidio alla periferia della città, i taxisti ubriachi, l'alunno che ti racconta che non ha più il papà perchè è stato assassinato quando lui aveva 8 anni, gli studenti nelle università che manifestano una volta alla settimana con la polizia in tenuta antisommossa che correda le strade (e spiegarvi la situazione è complicato, che ancora io non la capisco troppo bene, mi voglio documentare un po').
Così come non voglio abituarmi alla bellezza che vedo, ad esempio: al cielo che c'è qui.
Perchè il cielo è a portata di mano, qui.
Le nuvole volano bassissime che hai sempre l'impressione che basti alzarsi in punta di piedi e allungare un braccio per sfiorarle davvero.
Tra me e il cielo c'è solo luce che si diffonde in orizzontale e si appiccica sulla superficie delle cose, delle case, delle facce piene di rughe e immondizia dei gamin, che frugano nella spazzatura e io allora cambio marciapiede, perchè son pericolosi, hanno i coltelli e a volte rapinano senza mezzi termini.
Ma fradicio, eh.
Roba che oscillava a destra e sinistra come un birillo proprio.
Per cui dopo una decina di metri gli abbiamo chiesto di accostare e siamo scesi.
Dicono sia abbastanza frequente, 'sta cosa, da queste parti.
Io una delle cose di cui ho paura è di abituarmi.
Non voglio abituarmi a vedere i gamin che frugano nella spazzatura, le notizie al telegiornale dell'ennesimo omicidio alla periferia della città, i taxisti ubriachi, l'alunno che ti racconta che non ha più il papà perchè è stato assassinato quando lui aveva 8 anni, gli studenti nelle università che manifestano una volta alla settimana con la polizia in tenuta antisommossa che correda le strade (e spiegarvi la situazione è complicato, che ancora io non la capisco troppo bene, mi voglio documentare un po').
Così come non voglio abituarmi alla bellezza che vedo, ad esempio: al cielo che c'è qui.
Perchè il cielo è a portata di mano, qui.
Le nuvole volano bassissime che hai sempre l'impressione che basti alzarsi in punta di piedi e allungare un braccio per sfiorarle davvero.
Tra me e il cielo c'è solo luce che si diffonde in orizzontale e si appiccica sulla superficie delle cose, delle case, delle facce piene di rughe e immondizia dei gamin, che frugano nella spazzatura e io allora cambio marciapiede, perchè son pericolosi, hanno i coltelli e a volte rapinano senza mezzi termini.
Le strade sono piene di contraddizioni.
La violenza più atroce cresce a fianco della bellezza come gramigna in un campo di grano.
Io spesso non mi posso fermare a guardare entrambe (è pericoloso anche fermarsi). Allora guardo tutto di fretta e i miei occhi arraffano luci e colori e le parole dette di fretta dai bambini che giocano a pallone in una via trasversale.
Il cuore, tutte le volte che guardo in alto, lo sento sollevarsi come un palloncino riempito con l'elio.
Sento i sorrisi farmi solletico nella gola, ma quando si cammina non bisogna sorridere troppo, non è prudente.
I sorrisi sono un'arma potentissima, mettono molto più paura dei coltelli, mi pare d'aver capito. Almeno da queste parti.
Allora me li tengo in tasca e li sento tintinnare come monetine.
Quando entro in casa li metto in un barattolo di vetro. Di notte si illumina e mi fa compagnia.
La violenza più atroce cresce a fianco della bellezza come gramigna in un campo di grano.
Io spesso non mi posso fermare a guardare entrambe (è pericoloso anche fermarsi). Allora guardo tutto di fretta e i miei occhi arraffano luci e colori e le parole dette di fretta dai bambini che giocano a pallone in una via trasversale.
Il cuore, tutte le volte che guardo in alto, lo sento sollevarsi come un palloncino riempito con l'elio.
Sento i sorrisi farmi solletico nella gola, ma quando si cammina non bisogna sorridere troppo, non è prudente.
I sorrisi sono un'arma potentissima, mettono molto più paura dei coltelli, mi pare d'aver capito. Almeno da queste parti.
Allora me li tengo in tasca e li sento tintinnare come monetine.
Quando entro in casa li metto in un barattolo di vetro. Di notte si illumina e mi fa compagnia.
Io non voglio abituarmi a tutto questo, mai.
Non c'è cosa peggiore dell'abitudine, credo.
Io desidero tutto nuovo, sempre.
domenica 2 settembre 2012
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