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martedì 9 luglio 2013

click mancati e psicodrammi

stamattina siamo andate a fare un giro in centro, che ci ha accompagnato Jhon un collega colombiano che conosce bene il centro.

in centro non ci vai da sola.
e soprattutto è il caso di andarci con un colombiano.

in centro si va vestite il peggio possibile, senza gioelli e possibilmente senza cellulare.

se devi comprare qualcosa è meglio se ci vai con un colombiano, perché lui può contrattare e abbassare il prezzo.
agli stranieri li fregano solo con lo sguardo, anche se uno sta attento e tutto.

tutto questo è un peccato, perché il centro, di tutta Bogotà, è il luogo dove avrei fatto più volentieri un milione e mezzo di foto.

mi sono limitata a quelle qui sotto, fatte di nascosto e velocemente.

peccato davvero, ad ogni angolo c'era un possibile click....





poi, non aspettatevi regali e regalini stavolta, chè, come potete vedere dall'immagine qui sotto, siamo nel bel mezzo dello psicodramma da valigie...

venerdì 5 luglio 2013

L'arte di ripiegare le piantine

Ormai è ufficiale a tutti i livelli, molti dei miei 25 lettori (cit.) lo sanno, agli altri lo comunico ora, quindi lo posso scrivere: tra pochi giorni torno in Italia.
E l'anno prossimo resterò in Italia, invece che tornare qui un altro anno come da progetto originale.

I motivi di questa scelta alcuni di voi li sanno già, perché glieli ho detti io.
Altri no, eventualmente me li chiederanno quando sarò a casa e io, nel caso, mi avvarrò della facoltà di non rispondere.

Era per dire che ho cominciato a fare le valigie, impacchettare le cose, buttare il superfluo, tentare eroicamente di farci stare tutto in due valigie di massimo 23 kg eccetera.

Arrivata qui alla fine di agosto dell'anno scorso ho comprato una piantina stradale della città.
Gigantesca.
Una di quelle piantine che quando le compri sono tutte piegate perfettamente in tipo 37 parti e che quando le apri diventano grandi enormi.
Quella che ho comprato io me la sono appiccicata sulla parete della camera, di fianco al letto, e ogni tanto la studiavo.

Non sono mai stata buona con le misure, ma credo fosse più o meno un metro e mezzo di larghezza per almeno quasi un metro di altezza.

Ieri l'ho staccata dalla parete e volevo ripiegarla per infilarla in valigia e portarmela a casa.

Dramma cosmico, ovviamente.

Non faccio parte, ahimè, di quella esigua schiera di esseri umani in grado di ripiegare una piantina in maniera rapida, efficace, senza sforzo.
Mio padre, ad esempio, lo sa fare.

È uno di quei gesti che mi provocano sempre, quando mi capita di assistervi, un misto di ammirazione, invidia, stupore.

E siccome in questi giorni è così doloroso partire e lasciare tante cose, senza sapere se e quando tornerò a rivederle, allora pensavo che, in fondo, quello che sto vivendo in questi giorni è un po' come tentare di ripiegare una piantina gigante di città.

Si chiama desiderio di ricordare tutto, di non perdere niente, che tutto sia salvato, per sempre.

E mi accorgo di quanto è grande il bisogno che ho di qualcuno che sappia ripiegare la piantina stradale di quest'anno vissuto qui, senza gli strappi e gli errori che farei io, così maldestra.

lunedì 1 luglio 2013

Mariquita

allora siamo tornati, eh.
sani e salvi nonostante i serpenti e i ragni neri con le zampe gialle e grandi come una mano che decoravano la foresta in cui siamo andati a fare una passeggiata ieri mattina.

ovviamente io giravo cosparsa d'autan (quello apposta per le bestiacce tropicali) e avevo delle guardie del corpo (ho la fobia dei ragni. i serpenti, passino...ma i ragni non ce la faccio proprio, soprattutto se superano la misura legale).

comunque, come potete vedere dalle foto, caldo tropicale (che praticamente è sinonimo di mortale, perchè il tasso d'umidità è tipo del 110%), ma posto splendido: tanta tanta natura (anche troppa, per i miei gusti), cascate comprese.

poi nel posto in cui eravamo c'era, grazie a Dio la piscina.

ah, ovviamente in quei posti lì l'acqua calda non esiste.
cioè: tipo che entri nella doccia e c'è proprio una sola manopola, che serve a far uscire l'acqua punto.
fredda.

è che fa così caldo che l'acqua calda diventa (a parere della popolazione locale, quanto meno) fastidiosa e superflua.

no, bhe, ci siamo divertiti.

io sono stanca morta e mi aspetta un'altra settimana a scuola, con la solita simpatica sveglia alle cinque e mezzo del mattino.
ma a parte questo tutto bene.


mercoledì 26 giugno 2013

Parking

Vi ho già parlato dei parcheggi?
No?

Ah, Bhe.
Allora è ora, direi.

I parcheggi:
Come potete osservare dall'immagine, in Colombia i parcheggi non ammettono approssimazioni.

Se per caso entri in un parcheggio (non necessariamente di quelli a pagamento, eh) e osi parcheggiare la macchina, mettiamo, banalmente, con il muso, diciamo, verso il fondo del parcheggio (cioè, tipo verso il muro), invece che verso l'esterno...non passeranno più di dieci secondi prima che qualcuno (anche un passante, eh, chevvicredete, mica necessariamente un addetto al parcheggio) vi faccia gentilmente notare che quello non é il modo di parcheggiare...e che, insomma, sarebbe gradito se voleste rifare civilmente il parcheggio.

No, dico, ma di cosa stiamo parlando???

lunedì 24 giugno 2013

Pulci, sí, capito bene: pulci.

È qualche giorno che avverto pruriti poco simpatici sulle gambe, sparsi.

Quando ho controllato mi sono accorta di avere delle minuscole punture d'insetto, molto simili a quelle lasciate dalle sompatiche zanzare.

Solo che qui a Bogotà le zanzare praticamente non esistono, perché fa troppo freddo per loro.

Ho chiesto in giro.

"Punture di Pulci", mi hanno detto.
"Pulci???", ho domandato con tono incredulo, sbalordito e decisamente schifato.

Già, pulci.

Chè, diciamola cosí, un taxi, a Bogotà, non è esattamente il luogo più igienico del globo...

sabato 22 giugno 2013

L'altra cosa che succede quando fai la commissaria in un esame è che ti commuovi ogni cinque minuti.

Una cosa terrificante proprio.

chè il punto è che, quando prendi coscienza che quellilì, ciascuno di quellilì è tuo (come raccontavo qualche giorno fa), tuo e basta, quando ne prendi coscienza è finita.
cioè, proprio non hai più nessun controllo su nessuna parte delle tue emozioni.

per cui, ad esempio, quando ieri Juan Sebastian ha finito di illustrare la sua tesina e, alla fine del power point, c'era una scritta in cui ringraziava tutti i suoi professori ma, in maniera particolare "la prof. benedetta e la prof. ilaria che mi hanno sempre sostenuto e aiutato"...vabbè, chevvidevodire, non ce la si fa, a non commuoversi.

ma anche per molto meno, eh.
basta vederne anche solo uno di loro che risponde in maniera corretta a una domanda.
o in difficoltà.
o timidi e impacciati.
o al contrario, sicuri e spavaldi.

insomma, in qualsiasi condizione si trovino, quellilì, che ormai sono tuoi e basta, lo sono per sempre, e tu lo sai...questa cosa ti scartavetra il cuore anche al solo guardarli.
è una roba impressionante e contro la quale non puoi fare proprio niente, se non arrenderti all'evidenza di quale spettacolo sia poter assistere al diventare grandi, in modi tanto diversi, di ciascuno di loro.

ora vado a comprare dei cleenex, scusate.

mercoledì 19 giugno 2013

Maturità t'avessi preso prima.(cit.)

Stamattina ho aperto gli occhi e la prima cosa che ho fatto (cinque e mezza del mattino, vi ricordo, prima ancora di bere il caffè) è stata precipitarmi su internet a vedere almeno i titoli, gli argomenti, dello scritto di italiano della maturità.

Ho una 20ina di ex studenti italiani che ci si stavano cimentando, e quindi.

Oh, non so. Non ho ancora letto i documenti, ma uno sguardo hai titoli mi ha leggermente terrorizzato: mi sono sembrati difficilissimi.
Spero fosse un impressione sbagliata.
E ancora di più spero siano riusciti a dare il meglio di sè.

Per quel che può valere, li ho pensati fortissimo uno ad uno.

martedì 18 giugno 2013

periodo ipotetico dell'impossibilità

vorrei tanto dirvi che ora abbiamo l'acqua calda.

vorrei proprio tanto.
ma tanto tanto, eh.

vorrei scrivere un post su quanto può essere bello accorgersi delle piccole cose che quotidianamente diamo per scontate, quando vengono a mancare. e di quanto si riapprezzano infinitamente, quando poi, finalmente, ce ne riappropriamo...

avrei proprio voluto.
dopo 4 settimane mi sembrava anche che fosse arrivato il momento, insomma.

invece no.
niente.

che poi.
si vive anche senza acqua calda, voglio dire.
non è quello il problema.

il problema è la speranza continuamente disillusa.
quello, sì, taglia le gambe.

la tizia che ti dice: non si preoccupi, oggi vengono a ripararla.
(da quattro settimane, tutti i giorni)
e tu tutti i giorni ci credi, ci speri, ti illumini nella consapevolezza che, finalmente, stasera laverai i piatti con una temperatura accettabile.
o potrai fare una lavatrice senza andare a chiedere ai vicini, cose così, minuscole, ma tanto confortanti.
invece arrivi a casa e
NIENTE
è
SUCCESSO.

è questo, che è snervante.
le promesse mancate uccidono.

giovedì 13 giugno 2013

Genetica

I colombiani (o almeno quelli che conosco io) tendenzialmente non usano l'ombrello.

Dicono che tanto ci si asciuga veloce, qui.

Cosa che è parzialmente vera (e che in parte usano anche come giustificazione di quell'incomprensibile usanza di arrivare a scuola coi capelli fradici anche se ci sono 8 gradi, di cui avevo già parlato, mi pare) ma che a mio parere risulta comunque incomprensibile.

Cioè.
Qui, quando piove, diluvia.
Anche per ore, eh.

E questi se ne vanno in giro sotto l'acqua senza fare una piega.

E non è che dopo s'ammalano, in effetti.

Io ho una tosse che mi perseguita da tre mesi.
Forse l'organismo umano colombiano ha anticorpi speciali che a noi europei mancano, è la mia ipotesi.

Quando ho detto a Juli che mi avevano costretto a mangiare le formiche e lei mi ha risposto: scherzi?! Sono buonissime, io me le faccio sempre regalare da mia nonna!,ne ho avuto definitiva conferma: i colombiani devono avere un differente corredo cromosomico.


mercoledì 12 giugno 2013

Se per caso vi state chiedendo se abbiamo risolto la faccenda della caldaia la risposta è: no.

Siamo ancora con l'acqua fredda (Colombia tierra querida).

Se vi state chiedendo perché, la risposta è (come sempre) : ahahahah, che domanda divertente.

sabato 8 giugno 2013

Oggi siamo tornate a monserrate.
Con gli alunni (alcuni) di terza media, chè l'esame si avvicina ed è il caso di chiedere la grazia, io credo.

E vabbè.
L'ultima foto che vedete qui sotto è una confezione di formiche.
Fritte.
Qui le mangiano.
Antonella mi ha praticamente costretto a mangiarne una.

Non vi dico il bleah assoluto che mi ha invaso.
Only the brave.









venerdì 7 giugno 2013

colombia, tierra querida

una settimana fa si è rotta la caldaia di casa nostra.

questo significa che è una settimana che non abbiamo acqua calda in casa.

una settimana.

voi magari credete che non abbiamo preso seriamente in considerazione la cosa e non abbiamo chiamato i tizi che dovrebbero risolvere il problema eccetera.
ma non è così.
avete una pessima idea di noi, se pensate questo.

abbiamo chiamato la mattina dopo.
e poi quella dopo.
e poi quella dopo.

e, finalmente, ieri, è venuto il tizio a ripararla.
ma poi se n'è andato.
e ci ha detto che non può.
che dovrà tornare.

domani è sabato. e lunedì è festivo.
quindi significa che se non torna oggi (cosa improbabile, dati i precedenti), toccherà aspettare almeno fino a martedì, ammesso che martedì si ricordi di noi.

lavare i piatti con l'acqua fredda, con le temperature che ci sono qui a Bogotà è un'esperienza interessante.
ma mai quanto farsi la doccia.

giovedì 6 giugno 2013

Io comunque, che ormai son parecchi mesi che vivo qui, non ho mai (dico mai) visto un colombiano leggere un quotidiano.

Cioè, qui praticamente non esistono.

Nemmeno le edicole per strada, ad esempio.

Niente giornali.

Quando ho chiesto in giro l'unico nome che è saltato fuori è stato "el tiempo", che praticamente è IL quotidiano nazionale, potrebbe un po' essere tipo il nostro Corriere della sera, per dire.

E comunque non ho mai visto un colombiano con una copia di un quotidiano tra le mani, nemmeno nei bar.
Nemmeno sui mezzi pubblici.
Nemmeno nelle case degli amici.

Insomma, non so, devo rifletterci, su questa cosa.

Ma mi pare un fatto grave, in un qualche modo, grave, sí, ecco.

martedì 4 giugno 2013

Full metal jacket (cit.)

Se vai in giro per la città, a Bogotà, è pieno di militari: sui ponti, agli incroci, per le strade.
In uniforme e armati fino ai denti.

L'esercito è una realtà piuttosto presente.
Ed è un bene, nel senso che quando vedi un militare, in generale, sai di essere un po' più al sicuro.

Anche quando esci dalla città, ad esempio, non so, per la strada che si fa per andare al Llano, è pieno di soldati, che ogni cinque/dieci chilometri, ti guardano sorridenti dal bordo della strada e fanno il segno col pollice, come a dire: tuttok, vai tranquillo.

È rassicurante, d'accordo.
Ma per me, che non sono abituata, vivere in un paese in cui, per sentirti al sicuro, hai bisogno di vedere delle persone che impugnano un arma da fuoco..bhè, mi sembra evidente che questo non è il migliore dei mondi possibili.

venerdì 31 maggio 2013

Che quando sono andata in centro a cercare il regalo per Juli, siamo entrati in posti (ce n'erano a decine) pieni di cose così.

W il Sudamerica.



lunedì 27 maggio 2013

dei trucchi infingardissimi

qualche giorno fa hanno rubato il cellulare a chiara.

pieno giorno, a galerias, che è diciamo una zona commerciale vicina a casa.
era tipo un sabato o una domenica pomeriggio, tanta gente in giro.

funziona così:
le hanno tirato qualcosa addosso.
tipo qualcosa di abbastanza schifoso e puzzoso, sui capelli e sulla testa.
improvvisamente compare alla sua sinistra una signora gentilissima che le offre un fazzoletto e le chiede se ha bisogno di aiuto per pulirsi.
sorrisi e strette di mano.

quando chiara si allontana e infila la mano in tasca si accorge di non avere più il cellulare, ovviamente.

carini, eh, i colombiani.
(certi, ovviamente, mica tutti, eh, ovvio).

promemoria: se ti ritrovi qualcosa di schifoso e puzzoso tra i capelli non fermarti, non sorridere a nessuno, tira dritto e ci penserai a qualche isolato di distanza, a pulirti.
ovvio, se vivi a bogotà.

giovedì 23 maggio 2013

Elaborazioni del lutto

Oggi arriva ggggiulia.

Ggggiulia non so chi è.
So solo che si chiama Giulia, è italiana ma studia negli stati uniti e deve fare tipo uno stage o un corso, non ho capito, di tre settimane, qui a Bogotà. Non so su cosa.

Comunque.
Noi la ospitiamo.
Va bene.

Stanotte ho sognato che ggggiulia arrivava, io mi svegliavo, cercavo un paio di mutande e scoprivo che ggggiulia mi aveva rubato tutti i vestiti e li aveva buttati via.

Evidentemente la mia psiche sta ancora elaborando il lutto del Mac perduto.
Speravo il mio post di ieri avrebbe avuto un effetto catartico più deciso ed efficace.

Vabbè.
Speriamo non duri troppo, tutto il processo.
Non vorrei fare del male alla povera ggggiulia nel sonno.

mercoledì 22 maggio 2013

Questioni di karma

Io a tutte quelle cose del karma e via dicendo non ci credevo.
Non ci ho mai creduto.

Magari davo giusto una sbirciata all'oroscopo, ogni tanto, così, con fare divertito e sprezzante, un po' altezzoso, anche.

Ma, in fondo, non ho mai dato credito nemmeno a una sillaba di questo genere di cose, insomma.

Oggi è stata una giornata pesante, che sabato c'è l'open day della mia scuola e insomma, potete immaginare, il delirio pre-Open day aggravato dal fatto (ve lo ricordo) che siamo in Colombia, la terra del non-sense e del "sì sì, questo lo faccio subito" che in realtà significa "non lo farò mai, manco se mi paghi in dollari".

Quindi insomma, ordinaria amministrazione: arrivo a scuola con la faccia ingrugnita, tratto male tutti o quasi tutti, sgrido quintali di studenti, mi innervosisco, mi arrabbio, perdo le staffe e via, con tutto il teatrino completo.

Poi, finalmente, arrivano le tre e mezza, ed esco da scuola.
Salgo su un taxi.
Mezz'ora di traffico spaventoso.
Arrivo a casa.
Scendo dal taxi.
Mi avvio verso casa, rimuginando sul mezzo chilo di cose che ho ancora da fare prima che finalmente scenda la notte.

A un tratto, come un lampo d'agosto, mi è chiaro: il karma esiste.
Si staglia di fronte a me in dimensioni cosmiche e con sguardo truce e ferocemente divertito.
È l'esatto momento in cui mi rendo conto di aver lasciato il computer (un Mac quasi nuovo) sul taxi, che, ovviamente, aveva già preso il volo.

Inutile dire che quando ho chiamato la compagnia dei taxi per provare a riparare l'irreparabile, il tizio dall'altra parte della cornetta si è praticamente piegato in due dalle risate, quando gli ho chiesto se avevo una qualche possibilità di recuperare il pc perduto. Che razza di domande, siamo in Colombia.

Non ho nessun argomento a mia discolpa.
Solo una dose massiccia di storditaggine acutissima e, forse, un po' di stanchezza accumulata che aggrava lo stato già sufficientemente precario della mia psiche provata.

Detto questo.
Cerco di consolarmi immaginando che il taxista in questione faccia parte (e non è così improbabile) di quella percentuale della popolazione di Bogotà che a stento riesce a guadagnarsi il cibo quotidiano e che abbia per lo meno un figlio di sette anni con una malattia gravissima che, grazie alla rivendita del mio Mac, potrà essere salvato e diventare un giorno un grande medico o avvocato o il presidente della Colombia che risolleverà le sorti di questo paese tanto provato dalla violenza e dalla guerra.

Chè, se il karma esiste, allora a questo punto tanto vale che sia per lo meno buono.

sabato 18 maggio 2013

bollettino medico 2

primo giorno senza febbre.
bene.
sono guarita.

essere malati lontano da casa è come essere malati a casa.
però, in fondo in fondo, ci si sente un po' più soli, anche se non è vero.

e delle medicine coi nomi diversi da quelli a cui sei abituata ti fidi di meno, che cosa strana, questa.

per cui sono contenta che almeno la tachipirina me l'ero portata dall'Italia e ce l'ho a portata di mano, che di lei mi posso fidare.


venerdì 17 maggio 2013

bollettino medico

per la cronaca: sono a letto con febbre e tosse.

niente di che.

ieri pomeriggio tornata da scuola avevo 38.5, che a me la febbre non viene praticamente mai.
oggi ho deciso di non andare a scuola.
stamattina al risveglio (ore 6.30) avevo 37.5
buono.

mi imbottisco di tachipirina e aspetto che passi.
cià.