stamattina siamo andate a fare un giro in centro, che ci ha accompagnato Jhon un collega colombiano che conosce bene il centro.
in centro non ci vai da sola.
e soprattutto è il caso di andarci con un colombiano.
in centro si va vestite il peggio possibile, senza gioelli e possibilmente senza cellulare.
se devi comprare qualcosa è meglio se ci vai con un colombiano, perché lui può contrattare e abbassare il prezzo.
agli stranieri li fregano solo con lo sguardo, anche se uno sta attento e tutto.
tutto questo è un peccato, perché il centro, di tutta Bogotà, è il luogo dove avrei fatto più volentieri un milione e mezzo di foto.
mi sono limitata a quelle qui sotto, fatte di nascosto e velocemente.
peccato davvero, ad ogni angolo c'era un possibile click....
poi, non aspettatevi regali e regalini stavolta, chè, come potete vedere dall'immagine qui sotto, siamo nel bel mezzo dello psicodramma da valigie...
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martedì 9 luglio 2013
domenica 7 luglio 2013
di pianto e riso
della festa di ieri sera non riesco a raccontarvi, se non per cenni.
chè è stata una cosa grande, bella, così grande e così bella che io proprio non me lo sarei mai aspettata, ma mai e poi mai, intendo.
c'erano amici, parenti, famiglie, colleghi, c'erano tutti o quasi tutti.
è pure arrivato Daniel, uno dei miei alunni super preferiti di quest'anno, che non speravo venisse e invece c'era e quando l'ho visto entrare mi è venuto da piangere un sacco ma non l'ho fatto.
poi avevano preparato per noi dei video, bellissimi e quello alla fine era anche commovente, ma proprio che lì invece non ce l'ho mica fatta e ho pianto come una fontana.
poi in mezzo abbiamo cantato un sacco e ci hanno fatto fare dei giochi sul palco e noi abbiamo riso fortissimo e siamo state brave e ridicole eccetera.
e ci hanno fatto un sacco di regali. fiori, tequila, bigliettini fatti a mano, libri, dolci, di tutto e di più.
io vorrei raccontare tutto e con ordine ma non posso, perché è stata una cosa così grande e bella che a provare a raccontarla non ci riesco e poi se no mi viene da piangere di nuovo.
allora poi invece stamattina sono andata in centro con Richard, Juli e sua mamma e mi hanno portato a vedere il Museo dell'Oro e il Museo Botero, che, voglio dire, sono praticamente gli unici due musei di Bogotà e mica potevo andarmene senza visitarli, vi pare?
Domattina la mamma di Juli ci insegna a fare i patacones, che sono una delle cose buone buone buone che si mangiano qui e che in Italia mi sa che è difficile, perché ci vuole il platano, che mi sa che in italia si trova difficile o proprio non si trova.
son giorni di pianti e risa fortissimi che mi riempiono la gola, la testa e tutta l'aria che ho attorno.
a volte mi sembra di guardare le cose come se volessi mangiarmele tutte.
giovedì 4 luglio 2013
Se fossi una regista, per esempio.
Ieri sera, che era già buio e stavamo andando a cena da Sandra e Luza e passavamo a prendere un dolce, a un certo punto mi sono trovata davanti a questa scena incredibile:
Un ragazzino, che avrà avuto 8 o 10 anni al massimo, in braghe corte e maglietta e un pallone da calcio. C'era il marciapiede di questa strada trafficatissima e tantissime persone che camminavano avanti e indietro e lui si metteva in un punto della strada, col pallone fermo sotto il piede destro, guardava dritto e poi via.
Cominciava a correre con il pallone tra i piedi dribblando tutte le persone che incontrava.
Arrivava alla fine della strada, si voltava, stava fermo tipo un minuto e poi ricominciava, affrontando nuovamente il dribbling estremo tra i passanti.
Una cosa di quelle che avrei voluto fotografare o filmare che, se, metti, facessi la regista, troverei sicuro il modo di metterla, una scena così, nel mio film.
Poi stamattina, che siamo uscite da scuola per andare in banca a sbrigare faccende, a un certo punto c'era questo giovanotto, sotto una casa, che fischiava e guardava in alto. E dopo, da una finestra, si è affacciata una ragazza coi capelli lunghissimi neri e un sorriso grande così. E anche lui ha sorriso, quando lei è apparsa.
Io vorrei fare la regista solo per poter mettere scene come queste nei miei film.
Allora poi ho pensato che questo mondo è proprio bello.
Ci sono cose, in questo mondo, che puoi vedere, che valgono proprio la pena di aprire gli occhi alla mattina.
Punto.
Un ragazzino, che avrà avuto 8 o 10 anni al massimo, in braghe corte e maglietta e un pallone da calcio. C'era il marciapiede di questa strada trafficatissima e tantissime persone che camminavano avanti e indietro e lui si metteva in un punto della strada, col pallone fermo sotto il piede destro, guardava dritto e poi via.
Cominciava a correre con il pallone tra i piedi dribblando tutte le persone che incontrava.
Arrivava alla fine della strada, si voltava, stava fermo tipo un minuto e poi ricominciava, affrontando nuovamente il dribbling estremo tra i passanti.
Una cosa di quelle che avrei voluto fotografare o filmare che, se, metti, facessi la regista, troverei sicuro il modo di metterla, una scena così, nel mio film.
Poi stamattina, che siamo uscite da scuola per andare in banca a sbrigare faccende, a un certo punto c'era questo giovanotto, sotto una casa, che fischiava e guardava in alto. E dopo, da una finestra, si è affacciata una ragazza coi capelli lunghissimi neri e un sorriso grande così. E anche lui ha sorriso, quando lei è apparsa.
Io vorrei fare la regista solo per poter mettere scene come queste nei miei film.
Allora poi ho pensato che questo mondo è proprio bello.
Ci sono cose, in questo mondo, che puoi vedere, che valgono proprio la pena di aprire gli occhi alla mattina.
Punto.
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lunedì 10 giugno 2013
Zipaquirà
Stamattina (qui oggi è vacanza, non chiedetemi perché: siamo in Colombia), motivo per il quale siamo andate a fare una gita.
a Zipaquirà, un pueblo a pochi km da Bogotà, dove c'è una miniera di sale in cui hanno costruito una gigantesca cattedrale, tutta scavata sotto la montagna.
a parte il fatto che i nomi di questi paesini (Zipaquirà, Tocancipà - dove poi siamo andate a mangiare una carne buonissima eccetera...) sono nomi che a me mi solleticano il sorriso, chè sono nomi indigeni, che, mi hanno detto, la "à" finale indica la parola "luogo", "posto", che dev'essere una cosa simile ai paesi nostri che in certe zone finiscono tutti con -ago o -ate (ho un vaghissimo ricordo di un esame all'università in cui avevo studiato 4 cose di toponomastica e mi pare di ricordare che fosse una faccenda legata alla dominazione longobarda...o franca...o tutt'eddue, ora non ricordo con precisione).
comunque, dicevo, a parte il nome di questi paesi, che è simpaticissimo, lo ribadisco, la cattedrale era bellissima.
e queste sono le prove:
a Zipaquirà, un pueblo a pochi km da Bogotà, dove c'è una miniera di sale in cui hanno costruito una gigantesca cattedrale, tutta scavata sotto la montagna.
a parte il fatto che i nomi di questi paesini (Zipaquirà, Tocancipà - dove poi siamo andate a mangiare una carne buonissima eccetera...) sono nomi che a me mi solleticano il sorriso, chè sono nomi indigeni, che, mi hanno detto, la "à" finale indica la parola "luogo", "posto", che dev'essere una cosa simile ai paesi nostri che in certe zone finiscono tutti con -ago o -ate (ho un vaghissimo ricordo di un esame all'università in cui avevo studiato 4 cose di toponomastica e mi pare di ricordare che fosse una faccenda legata alla dominazione longobarda...o franca...o tutt'eddue, ora non ricordo con precisione).
comunque, dicevo, a parte il nome di questi paesi, che è simpaticissimo, lo ribadisco, la cattedrale era bellissima.
e queste sono le prove:
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Bogotà,
buona invidia a tutti voi,
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fare click,
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uao
sabato 1 giugno 2013
martedì 28 maggio 2013
Cose (meravigliose)che ti facilitano la vita
Oh, ho appena scoperto questa app meravigliosa:
Si chiama tapsi e, gratuitamente, se vivi a Bogotà, tu, con un click, chiami un taxi. Gratis.
La chiamata, ovviamente, non il taxi.
Comunque: steve jobs santo subito.
Si chiama tapsi e, gratuitamente, se vivi a Bogotà, tu, con un click, chiami un taxi. Gratis.
La chiamata, ovviamente, non il taxi.
Comunque: steve jobs santo subito.
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rendetevi conto,
uao
lunedì 27 maggio 2013
dei trucchi infingardissimi
qualche giorno fa hanno rubato il cellulare a chiara.
pieno giorno, a galerias, che è diciamo una zona commerciale vicina a casa.
era tipo un sabato o una domenica pomeriggio, tanta gente in giro.
funziona così:
le hanno tirato qualcosa addosso.
tipo qualcosa di abbastanza schifoso e puzzoso, sui capelli e sulla testa.
improvvisamente compare alla sua sinistra una signora gentilissima che le offre un fazzoletto e le chiede se ha bisogno di aiuto per pulirsi.
sorrisi e strette di mano.
quando chiara si allontana e infila la mano in tasca si accorge di non avere più il cellulare, ovviamente.
carini, eh, i colombiani.
(certi, ovviamente, mica tutti, eh, ovvio).
promemoria: se ti ritrovi qualcosa di schifoso e puzzoso tra i capelli non fermarti, non sorridere a nessuno, tira dritto e ci penserai a qualche isolato di distanza, a pulirti.
ovvio, se vivi a bogotà.
pieno giorno, a galerias, che è diciamo una zona commerciale vicina a casa.
era tipo un sabato o una domenica pomeriggio, tanta gente in giro.
funziona così:
le hanno tirato qualcosa addosso.
tipo qualcosa di abbastanza schifoso e puzzoso, sui capelli e sulla testa.
improvvisamente compare alla sua sinistra una signora gentilissima che le offre un fazzoletto e le chiede se ha bisogno di aiuto per pulirsi.
sorrisi e strette di mano.
quando chiara si allontana e infila la mano in tasca si accorge di non avere più il cellulare, ovviamente.
carini, eh, i colombiani.
(certi, ovviamente, mica tutti, eh, ovvio).
promemoria: se ti ritrovi qualcosa di schifoso e puzzoso tra i capelli non fermarti, non sorridere a nessuno, tira dritto e ci penserai a qualche isolato di distanza, a pulirti.
ovvio, se vivi a bogotà.
domenica 26 maggio 2013
dei racconti, a voce alta.
ieri pomeriggio poi siamo andate in centro, io, gggiulia e vicky.
vicky è la mia vicina di casa, una signora di bho, 40 anni o giù di lì, forse qualcuno in più, dato che ha un figlio, Richard, che è mio alunno ed è già in terza liceo.
comunque.
siamo andate in centro, chè, non mi ricordo se ve l'avevo detto, ma Juli, che ha la mamma che è protestante e il papà che crede negli alieni (giuro), quest'anno ha deciso di battezzarsi (nella chiesa cattolica) e mi ha chiesto di farle da madrina (un grande onore, la verità).
quindi sono andata a cercarle un regalo.
e in centro, soprattutto se devi comprare qualcosa, non è mica il caso di andare da soli.
meglio andare con un colombiano.
per cui grande Vicky mi ha accompagnato.
inoltre ci ha fatto fare un giro e ci ha fatto vedere e spiegato un sacco di cose.
una delle cose bellissime che ci ha mostrato è questa (vedi foto sotto, che non è granchè, ma, appunto, essendo in centro, non potevo tirar fuori il cellulare per fare foto molto liberamente...)
è una piazzetta, piccola e discreta.
e qui succede una cosa fantastica.
è un posto dove ci sono delle persone, giovani per lo più che, per tutto il tempo, sono lì nella piazza e raccontano storie.
inventate o di altri.
raccontano storie, tutto il tempo.
e la gente, li attorno, seduta, ad ascoltare.
ho pensato che questa è una cosa molto molto meravigliosa.
un posto dove c'è della gente che racconta storie e basta, nient altro.
meravigliosa punto.
vicky è la mia vicina di casa, una signora di bho, 40 anni o giù di lì, forse qualcuno in più, dato che ha un figlio, Richard, che è mio alunno ed è già in terza liceo.
comunque.
siamo andate in centro, chè, non mi ricordo se ve l'avevo detto, ma Juli, che ha la mamma che è protestante e il papà che crede negli alieni (giuro), quest'anno ha deciso di battezzarsi (nella chiesa cattolica) e mi ha chiesto di farle da madrina (un grande onore, la verità).
quindi sono andata a cercarle un regalo.
e in centro, soprattutto se devi comprare qualcosa, non è mica il caso di andare da soli.
meglio andare con un colombiano.
per cui grande Vicky mi ha accompagnato.
inoltre ci ha fatto fare un giro e ci ha fatto vedere e spiegato un sacco di cose.
una delle cose bellissime che ci ha mostrato è questa (vedi foto sotto, che non è granchè, ma, appunto, essendo in centro, non potevo tirar fuori il cellulare per fare foto molto liberamente...)
è una piazzetta, piccola e discreta.
e qui succede una cosa fantastica.
è un posto dove ci sono delle persone, giovani per lo più che, per tutto il tempo, sono lì nella piazza e raccontano storie.
inventate o di altri.
raccontano storie, tutto il tempo.
e la gente, li attorno, seduta, ad ascoltare.
ho pensato che questa è una cosa molto molto meravigliosa.
un posto dove c'è della gente che racconta storie e basta, nient altro.
meravigliosa punto.
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antropologia di base,
avrei voluto foste tutti qui con me,
Bogotà,
fare click,
Guardare con meraviglia,
in movimento,
observando,
on the road,
tradizioni eccetera,
uao
sabato 18 maggio 2013
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