Già che ci sono buon anno a tutti, che poi non è che io sia mai stata una fanatica del capodanno o che, anzi.
I miei 25 lettori lo sanno.
Però, insomma, sarebbe brutto non fare nemmeno un augurio.
Poi a me i numeri dispari mi stanno simpatici. Quindi.
lunedì 31 dicembre 2012
Perché non si può non.
Etichette:
essere me può essere snervante,
vabbè
Ubicazione:
Latin America (null)
Corto maltese was here
Etichette:
fare click,
Guardare con meraviglia
Ubicazione:
Latin America (null)
domenica 30 dicembre 2012
L'altra faccia dei Caraibi
Etichette:
fare click,
Guardare con meraviglia
Ubicazione:
Latin America (null)
Poi ieri sera guardavo il vento, in alto, che scuoteva le cime delle palme che hanno delle fronde lunghissime che sembrano come capelli neri che si agitano contro il cielo.
E pensavo che Dio deve avere delle mani molto grandi e dita sottili e delicate e deve amarci davvero molto, noi e questo nostro pianeta, per non stancarsi mai di accarezzarlo con tanta tenerezza.
E pensavo che Dio deve avere delle mani molto grandi e dita sottili e delicate e deve amarci davvero molto, noi e questo nostro pianeta, per non stancarsi mai di accarezzarlo con tanta tenerezza.
venerdì 28 dicembre 2012
Allora ora vi racconto la storia che vi dicevo, tanto sono in spiaggia e non ho un c***da fare
All'aereoporto internazionale di Bogotà succede questo.
Quando arrivi c'è un corridoio lungo e stretto.
A sinistra hai l'esterno dell'aeroporto, dove arrivano i taxi e le macchine e si vede il parcheggio.
A destra c'è una lunga vetrata, gigantesca.
Oltre la vetrata ci sono i nastri trasportatori, quelli su cui arrivano le valigie delle persone che arrivano da tutto il mondo.
Sono cinque o sei nastri, mi pare.
Dunque succede questo: le persone arrivano ad aspettare quelli che arrivano da qualche altro posto, a volte anche molto lontano. Amici, parenti, fidanzate, figli, padri.
Arrivano e si piazzano lí, tutti in fila lungo la vetrata, con il naso a un centimetro dal vetro, gli occhi sgranati in attesa di vedere comparire le fattezze del viso amato e riconosciuto.
Una lunga coda di cuori trepidanti e volti spalancati.
E c'è una signora.
Un'inserviente.
Con l'uniforme rossa e bianca, il grembiule, la cuffietta, i guanti.
Il suo lavoro è tenere pulita la vetrata.
Avanti e indietro la percorre per tutte le ore di servizio, con un panno e lo spruzzino di vetril tra le mani, che probabilmente qui si chiama in un altro modo ma il concetto è quello.
Passa la giornata a chiedere permesso e a infilarsi tra le attese e i battiti cardiaci. A rimuovere le impronte digitali degli innamorati che non sanno trattenere le mani dal primo incontro sulla parete fredda del vetro trasparente, a cancellare i fiati dei bambini con le bocce spalancate e piene di saluti per il padre o la madre appena sbarcati.
Insomma, questa donna passa il tempo a ripulire i segni delle attese, perché il vetro possa ospitare ancora di nuove e fresche e immacolate.
Trascorre le giornate tra corpi mani braccia menti occhi e respiri tesi all'incontro e al riconoscimento.
Spende il tempo e le energie tra i desideri e le speranze, pronti a sfociare in gioia cristallina e pura, come il vetro di cui si occupa.
Quando l'ho vista, questa cosa, mi è sembrata un miracolo.
Ho pensato che tutti i lavori dovrebbero essere, almeno in fondo, anche solo in uno spiraglio di percezione, così.
Come il suo.
Non esiste altro lavoro al mondo che quello di preparare il cuore.
Quando arrivi c'è un corridoio lungo e stretto.
A sinistra hai l'esterno dell'aeroporto, dove arrivano i taxi e le macchine e si vede il parcheggio.
A destra c'è una lunga vetrata, gigantesca.
Oltre la vetrata ci sono i nastri trasportatori, quelli su cui arrivano le valigie delle persone che arrivano da tutto il mondo.
Sono cinque o sei nastri, mi pare.
Dunque succede questo: le persone arrivano ad aspettare quelli che arrivano da qualche altro posto, a volte anche molto lontano. Amici, parenti, fidanzate, figli, padri.
Arrivano e si piazzano lí, tutti in fila lungo la vetrata, con il naso a un centimetro dal vetro, gli occhi sgranati in attesa di vedere comparire le fattezze del viso amato e riconosciuto.
Una lunga coda di cuori trepidanti e volti spalancati.
E c'è una signora.
Un'inserviente.
Con l'uniforme rossa e bianca, il grembiule, la cuffietta, i guanti.
Il suo lavoro è tenere pulita la vetrata.
Avanti e indietro la percorre per tutte le ore di servizio, con un panno e lo spruzzino di vetril tra le mani, che probabilmente qui si chiama in un altro modo ma il concetto è quello.
Passa la giornata a chiedere permesso e a infilarsi tra le attese e i battiti cardiaci. A rimuovere le impronte digitali degli innamorati che non sanno trattenere le mani dal primo incontro sulla parete fredda del vetro trasparente, a cancellare i fiati dei bambini con le bocce spalancate e piene di saluti per il padre o la madre appena sbarcati.
Insomma, questa donna passa il tempo a ripulire i segni delle attese, perché il vetro possa ospitare ancora di nuove e fresche e immacolate.
Trascorre le giornate tra corpi mani braccia menti occhi e respiri tesi all'incontro e al riconoscimento.
Spende il tempo e le energie tra i desideri e le speranze, pronti a sfociare in gioia cristallina e pura, come il vetro di cui si occupa.
Quando l'ho vista, questa cosa, mi è sembrata un miracolo.
Ho pensato che tutti i lavori dovrebbero essere, almeno in fondo, anche solo in uno spiraglio di percezione, così.
Come il suo.
Non esiste altro lavoro al mondo che quello di preparare il cuore.
giovedì 27 dicembre 2012
Memento mori
Ieri vicino all'albergo ho visto questo cimitero.
Piccolo, disordinato, con le croci di legno verniciate di bianco e i nomi scritti con la vernice o il pennarello. Alcune sbiadite, scolorite o rotte, con le braccia penzolanti.
Mi è venuta una tenerezza ma una tenerezza che non vi dico.
Poi c'è un'altra storia che volevo raccontarvi che riguarda gli aereoporti, le vetrate grandi, le signore delle pulizie e è le gradi attese e un giorno ve la racconto.
Piccolo, disordinato, con le croci di legno verniciate di bianco e i nomi scritti con la vernice o il pennarello. Alcune sbiadite, scolorite o rotte, con le braccia penzolanti.
Mi è venuta una tenerezza ma una tenerezza che non vi dico.
Poi c'è un'altra storia che volevo raccontarvi che riguarda gli aereoporti, le vetrate grandi, le signore delle pulizie e è le gradi attese e un giorno ve la racconto.
mercoledì 26 dicembre 2012
martedì 25 dicembre 2012
Iscriviti a:
Post (Atom)







