Ragazzi, qui stasera grande festa per la nostra despedida.
Non so cos'hanno organizzato, esattamente.
So solo, di certo, che ci sarà un milionerrimo di gente e che le lacrime, che ho trattenuto eroicamente stamattina, alla consegna delle pagelle, le verserò tutte stasera, credo.
Meglio.
Così quando giovedì andrò in aereoporto non me ne saranno rimaste da piangere.
Perché, scrivevo qualche giorno fa, lasciare le cose è difficilissimo.
E non intendo allontanarsi dalle cose.
Intendo: lasciarle.
Lasciarle per sempre.
O fino a quando non sai, che è come per sempre.
Allontanarsi è difficile.
Lasciarle è difficilissimo.
Le cose sono: L, S., M., J.... gli abbracci di I, Juliana e le caramelle, la chitarra di B., perfino la sveglia delle cinque e mezza, il cielo, i fili dell'elettricitá, lo spigolo del tavolo in sala, cose così.
Guardare le cose con dentro la parola addio è una cosa che fa del male vero.
Io mi ricordo una volta, che ero alla scuola materna e avevo un amico e poi se n’è andato a vivere in Francia con la sua famiglia.
Avevo 4 o 5 anni e ho continuato a chiedere a mia madre perché Paolo non veniva più a scuola.
Tutte le mattine speravo di vederlo entrare dal cancello, anche se tutti mi ripetevano che era in Francia.
e la Francia è lontana.
Dire addio alle cose e alle persone è una cosa che dopo, per mesi, guardi il cancello.
anche se sai che la Francia è lontanissima.
e che Paolo non arriverà.
Seguiranno racconti e aggiornamenti, se i singhiozzi non me lo impediranno.
Stay tuned!
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sabato 6 luglio 2013
martedì 25 giugno 2013
Grado
Ieri,infine, abbiamo avuto gli ultimi colloqui orali dell'esame di terza media.
A seguire, quattro simpaticissime ore di scrutinio, documenti da compilare, verbali, firme da apporre eccetera, tutti quanto il teatrino, insomma.
Poi, alla fine fine fine, la cerimonia di consegna del diploma, che qui ci vanno matti per quelle cose lì.
Per cui: inno nazionale colombiano, inno nazionale italiano, inno della scuola, discorso del vice ambasciatore, discorso della rettrice, discorso della commissaria, discorso della coordinatrice, discorso di un rappresentate degli studenti, consegna dei diplomi, video con foto tenerose etc etc preparato dalle famiglie dei ragazzi, foto ufficiali e ufficiose divisi per gruppo e , ovviamente, quando sono riuscita a raggiungere il tavolo degli aperitivi era ormai finito tutto.
Detto questo, i ragazzi erano bellissimi: tutti pettinati e vestiti eleganti, i maschi con la cravatta e le ragazze con la manicure e i tacchi eccetera.
E, com'era ormai assolutamente prevedibile, io mi sono commossa.
(Fortuna che l'altro giorno avevo fatto scorta di cleenex)
A seguire, quattro simpaticissime ore di scrutinio, documenti da compilare, verbali, firme da apporre eccetera, tutti quanto il teatrino, insomma.
Poi, alla fine fine fine, la cerimonia di consegna del diploma, che qui ci vanno matti per quelle cose lì.
Per cui: inno nazionale colombiano, inno nazionale italiano, inno della scuola, discorso del vice ambasciatore, discorso della rettrice, discorso della commissaria, discorso della coordinatrice, discorso di un rappresentate degli studenti, consegna dei diplomi, video con foto tenerose etc etc preparato dalle famiglie dei ragazzi, foto ufficiali e ufficiose divisi per gruppo e , ovviamente, quando sono riuscita a raggiungere il tavolo degli aperitivi era ormai finito tutto.
Detto questo, i ragazzi erano bellissimi: tutti pettinati e vestiti eleganti, i maschi con la cravatta e le ragazze con la manicure e i tacchi eccetera.
E, com'era ormai assolutamente prevedibile, io mi sono commossa.
(Fortuna che l'altro giorno avevo fatto scorta di cleenex)
sabato 22 giugno 2013
L'altra cosa che succede quando fai la commissaria in un esame è che ti commuovi ogni cinque minuti.
Una cosa terrificante proprio.
chè il punto è che, quando prendi coscienza che quellilì, ciascuno di quellilì è tuo (come raccontavo qualche giorno fa), tuo e basta, quando ne prendi coscienza è finita.
cioè, proprio non hai più nessun controllo su nessuna parte delle tue emozioni.
per cui, ad esempio, quando ieri Juan Sebastian ha finito di illustrare la sua tesina e, alla fine del power point, c'era una scritta in cui ringraziava tutti i suoi professori ma, in maniera particolare "la prof. benedetta e la prof. ilaria che mi hanno sempre sostenuto e aiutato"...vabbè, chevvidevodire, non ce la si fa, a non commuoversi.
ma anche per molto meno, eh.
basta vederne anche solo uno di loro che risponde in maniera corretta a una domanda.
o in difficoltà.
o timidi e impacciati.
o al contrario, sicuri e spavaldi.
insomma, in qualsiasi condizione si trovino, quellilì, che ormai sono tuoi e basta, lo sono per sempre, e tu lo sai...questa cosa ti scartavetra il cuore anche al solo guardarli.
è una roba impressionante e contro la quale non puoi fare proprio niente, se non arrenderti all'evidenza di quale spettacolo sia poter assistere al diventare grandi, in modi tanto diversi, di ciascuno di loro.
ora vado a comprare dei cleenex, scusate.
Una cosa terrificante proprio.
chè il punto è che, quando prendi coscienza che quellilì, ciascuno di quellilì è tuo (come raccontavo qualche giorno fa), tuo e basta, quando ne prendi coscienza è finita.
cioè, proprio non hai più nessun controllo su nessuna parte delle tue emozioni.
per cui, ad esempio, quando ieri Juan Sebastian ha finito di illustrare la sua tesina e, alla fine del power point, c'era una scritta in cui ringraziava tutti i suoi professori ma, in maniera particolare "la prof. benedetta e la prof. ilaria che mi hanno sempre sostenuto e aiutato"...vabbè, chevvidevodire, non ce la si fa, a non commuoversi.
ma anche per molto meno, eh.
basta vederne anche solo uno di loro che risponde in maniera corretta a una domanda.
o in difficoltà.
o timidi e impacciati.
o al contrario, sicuri e spavaldi.
insomma, in qualsiasi condizione si trovino, quellilì, che ormai sono tuoi e basta, lo sono per sempre, e tu lo sai...questa cosa ti scartavetra il cuore anche al solo guardarli.
è una roba impressionante e contro la quale non puoi fare proprio niente, se non arrenderti all'evidenza di quale spettacolo sia poter assistere al diventare grandi, in modi tanto diversi, di ciascuno di loro.
ora vado a comprare dei cleenex, scusate.
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potrei anche avere ragione,
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sabato 15 giugno 2013
Una pioggia di bene e vento
Volevo solo dire (sono le sette di sera e sono ancora a scuola), che credo questo sia stato il più devastante compleanno della mia vita.
Anzi, dato che qui é ancora oggi e non é ancora finita, sarebbe meglio dire che lo è ancora.
Ovviamente già che c'ero ho vinto il premio dei verbali quotidiani degli esami (c'era bisogno di dirlo che l'avrei vinto io? No,ovviamente no).
L'esame di italiano Bho.
Speriamo bene.
I ragazzi erano agitatissimi (buon segno)
Comunque.
La pioggia di bene che ha inondato le mie radici, dentro la giornata lunghissima e pesantissima di oggi, non solo mi ha dissetato tantissimo, ma mi ha proprio sollevato il cuore.
Vi ringrazio a tutti, ecco.
Ma tanto.
Che oggi ho ricevuto, nell'ordine:
Un video della mia famiglia con tanto di canzoncina.
Disegni col mare dentro.
Dolci.
Un pacchetto di gelatine, un rocchetto di filo nero e un origami (juli, ovviamente).
Un sacco di auguri inaspettati (i miei studenti di terza media, per esempio).
Parole bellissime e colorate per me.
Un quintale e mezzo di gratitudini e sorrisi.
Domani c'é la festa vera, ché domani Juli si battezza e io faccio la madrina (che è la prima volta in vita mia, che faccio la madrina, io, che spero di essere capace e non fare disastri, ecco).
E volevo anche dire che Spettabile Dio oggi mi ha regalato, da parte Sua, una giornata di vento.
Lui lo sa che a me il vento mi piace tantissimo. E me l'ha regalato, proprio per me, nell'unica ora "libera" in cui sono uscita da scuola per andare a pranzo.
Spettabile Dio ci azzecca sempre semprissimo coi regali per me, cavoli.
mercoledì 29 maggio 2013
Una volta all'anno (se va bene)
Ieri mi é successa una cosa che in genere, all'insegnante medio, accade tipo 1 volta all'anno (se va bene).
O comunque, magari ad altri succede più spesso, non so, insegnanti migliori di me (quasi tutti), però, insomma, a me accade circa con quella scadenza lí (una volta all'anno, forse, se va bene).
Il fatto è il seguente: finisco una lezione in terza media, su Uomo del mio tempo, di Quasimodo.
Alla fine della lezione, mentre sto sulla porta ad aspettare il collega che sarebbe entrato dopo di me, Isabella mi si avvicina e, quasi sotto voce, come vergognandosi, mi sussurra, tutto in un soffio: "grazie prof, ha fatto una lezione bellissima".
Quando questo accade (una volta l'anno, forse, se va bene) io rimango sempre a bocca aperta e imbarazzata e non so mai bene come reagire.
Se dire prego o grazie anche io o non so bene cos'altro.
Così in genere alla fine non dico niente, sorrido, mi impappino e forse arrossisco anche.
Dopo, sempre (quella volta all'anno, se va bene, in cui questo succede) me ne cammino per il corridoio della scuola come volando, leggerissima e con i pensieri chiari, illuminati dalla gratitudine.
Chè il mio lavoro, spesso, è senza gratitudine. O meglio. La maggior parte delle volte è una gratitudine sommessa e invisibile, che cresce sottoterra come un tubero e in genere ci vogliono degli anni, prima che si decida a uscire allo scoperto in un germoglio verde vivo.
Ma quando invece succede così, ti senti come nella fiaba della pentola magica: semini e di colpo vien su una pianta altissima e tu, da lí in alto, sei vicinissima al cielo.
sabato 25 maggio 2013
Open day (finalmente)
ragazzi, tutto bene.
fenomenale.
grandi applausi, standing ovation eccetera.
felici tutti: genitori, alunni colleghi e anche la sottoscritta.
un grande successo.
nota di colore: ieri Diego (alunno) facendo il cret*** durante le prove rompe il vestito di scena di Daniel (che avrebbe impersonato Thomas Becket).
io ovviamente sclero, mi arrabbio e gli intimo di portarselo a casa e riportarlo sistemato e rammendato adeguatamente stamattina.
stamattina Diego si presenta con il vestito, a suo modo, sistemato.
con una pinzatrice.
no, dico, aveva fatto il rammendo dello strappo con una pinzatrice, vi rendete conto???
un grazie speciale a Juliana.
primo, perché intuendo come sarebbe andata stamattina si era portata dietro ago e filo e così ha sistemato per bene il vestito.
secondo perchè nelle settimane trascorse, ogni volta che mi incontrava, non si scordava di guardarmi negli occhi e ricordarmi, con grande convinzione: "prof, non si preoccupi, andrà tutto bene"; alcune volte rafforzava l'incoraggiamento con una porzione di orsetti gommosi.
senza di lei non ne sarei uscita viva, ne sono sicura.
fenomenale.
grandi applausi, standing ovation eccetera.
felici tutti: genitori, alunni colleghi e anche la sottoscritta.
un grande successo.
nota di colore: ieri Diego (alunno) facendo il cret*** durante le prove rompe il vestito di scena di Daniel (che avrebbe impersonato Thomas Becket).
io ovviamente sclero, mi arrabbio e gli intimo di portarselo a casa e riportarlo sistemato e rammendato adeguatamente stamattina.
stamattina Diego si presenta con il vestito, a suo modo, sistemato.
con una pinzatrice.
no, dico, aveva fatto il rammendo dello strappo con una pinzatrice, vi rendete conto???
un grazie speciale a Juliana.
primo, perché intuendo come sarebbe andata stamattina si era portata dietro ago e filo e così ha sistemato per bene il vestito.
secondo perchè nelle settimane trascorse, ogni volta che mi incontrava, non si scordava di guardarmi negli occhi e ricordarmi, con grande convinzione: "prof, non si preoccupi, andrà tutto bene"; alcune volte rafforzava l'incoraggiamento con una porzione di orsetti gommosi.
senza di lei non ne sarei uscita viva, ne sono sicura.
giovedì 23 maggio 2013
Elaborazioni del lutto
Oggi arriva ggggiulia.
Ggggiulia non so chi è.
So solo che si chiama Giulia, è italiana ma studia negli stati uniti e deve fare tipo uno stage o un corso, non ho capito, di tre settimane, qui a Bogotà. Non so su cosa.
Comunque.
Noi la ospitiamo.
Va bene.
Stanotte ho sognato che ggggiulia arrivava, io mi svegliavo, cercavo un paio di mutande e scoprivo che ggggiulia mi aveva rubato tutti i vestiti e li aveva buttati via.
Evidentemente la mia psiche sta ancora elaborando il lutto del Mac perduto.
Speravo il mio post di ieri avrebbe avuto un effetto catartico più deciso ed efficace.
Vabbè.
Speriamo non duri troppo, tutto il processo.
Non vorrei fare del male alla povera ggggiulia nel sonno.
sabato 18 maggio 2013
bollettino medico 2
primo giorno senza febbre.
bene.
sono guarita.
essere malati lontano da casa è come essere malati a casa.
però, in fondo in fondo, ci si sente un po' più soli, anche se non è vero.
e delle medicine coi nomi diversi da quelli a cui sei abituata ti fidi di meno, che cosa strana, questa.
per cui sono contenta che almeno la tachipirina me l'ero portata dall'Italia e ce l'ho a portata di mano, che di lei mi posso fidare.
bene.
sono guarita.
essere malati lontano da casa è come essere malati a casa.
però, in fondo in fondo, ci si sente un po' più soli, anche se non è vero.
e delle medicine coi nomi diversi da quelli a cui sei abituata ti fidi di meno, che cosa strana, questa.
per cui sono contenta che almeno la tachipirina me l'ero portata dall'Italia e ce l'ho a portata di mano, che di lei mi posso fidare.
venerdì 17 maggio 2013
bollettino medico
per la cronaca: sono a letto con febbre e tosse.
niente di che.
ieri pomeriggio tornata da scuola avevo 38.5, che a me la febbre non viene praticamente mai.
oggi ho deciso di non andare a scuola.
stamattina al risveglio (ore 6.30) avevo 37.5
buono.
mi imbottisco di tachipirina e aspetto che passi.
cià.
niente di che.
ieri pomeriggio tornata da scuola avevo 38.5, che a me la febbre non viene praticamente mai.
oggi ho deciso di non andare a scuola.
stamattina al risveglio (ore 6.30) avevo 37.5
buono.
mi imbottisco di tachipirina e aspetto che passi.
cià.
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avrei voluto foste tutti qui con me,
Bogotà,
chevvelodicoaffare,
essere me può essere snervante,
il lavoro più bello del mondo,
porcamiseria,
rendetevi conto,
son problemi
martedì 7 maggio 2013
A.A.A. Anonimo svelasi
Unduetre...prova...a...a....
Mi sentite bene?
Perfetto.
Allora, carissimi 25 lettori, ho un piccolissimo avviso per voi.
Non sono un'esperta della rete, nè tanto meno una blogger professionista.
(Doverosa premessa)
Sono sempre molto emozionata e contenta quando qualcuno lascia un commento a qualcuno dei miei deliranti e talvolta assolutamente trascurabili post.
(Corpo del messaggio)
Ma nel 90% dei casi non so chi siete, nel senso che non vi firmate in alcun modo.
(Cuore del problema e motivo di questo post).
Poi è anche vero che spesso non vi rispondo, anche perché magari ho poco tempo.
(Excusatio non petita...)
Peró, in generale, se trovate il modo di farmi sapere chi siete, quando lasciate un commento, a me farebbe piacere.
(Suggerimento discreto).
Non è che necessariamente dobbiate mettere nome, cognome, ragione sociale, indirizzo, recapito telefonico e codice fiscale...
(Nel caso, però, eventualmente, allora, già che ci siete, se mi fornite anche il numero della carta di credito schifo non mi farebbe)
Potete anche usare un nickname, una perifrasi, un piccolo indovinello al termine del quale mi si illumini il viso di scoperta e allegra consapevolezza....
(Ammiccante simpatia volta a catturare la benevolenza del lettore)
Però, ecco, insomma, ho finito.
(Chiusura brusca e leggermente destabilizzante, così, giusto per dir qualcosa)
Mi sentite bene?
Perfetto.
Allora, carissimi 25 lettori, ho un piccolissimo avviso per voi.
Non sono un'esperta della rete, nè tanto meno una blogger professionista.
(Doverosa premessa)
Sono sempre molto emozionata e contenta quando qualcuno lascia un commento a qualcuno dei miei deliranti e talvolta assolutamente trascurabili post.
(Corpo del messaggio)
Ma nel 90% dei casi non so chi siete, nel senso che non vi firmate in alcun modo.
(Cuore del problema e motivo di questo post).
Poi è anche vero che spesso non vi rispondo, anche perché magari ho poco tempo.
(Excusatio non petita...)
Peró, in generale, se trovate il modo di farmi sapere chi siete, quando lasciate un commento, a me farebbe piacere.
(Suggerimento discreto).
Non è che necessariamente dobbiate mettere nome, cognome, ragione sociale, indirizzo, recapito telefonico e codice fiscale...
(Nel caso, però, eventualmente, allora, già che ci siete, se mi fornite anche il numero della carta di credito schifo non mi farebbe)
Potete anche usare un nickname, una perifrasi, un piccolo indovinello al termine del quale mi si illumini il viso di scoperta e allegra consapevolezza....
(Ammiccante simpatia volta a catturare la benevolenza del lettore)
Però, ecco, insomma, ho finito.
(Chiusura brusca e leggermente destabilizzante, così, giusto per dir qualcosa)
domenica 5 maggio 2013
recording
oggi succederà una cosa piuttosto divertente.
o almeno, a me mi sembra divertente al limite del ridicolo.
comunque.
vi ricordate Lucio, il nostro amico musicista? quello che siamo andati a sentire al concerto l'altra sera?
ecco.
Lui fa il musicista.
e okkkei.
e ultimamente ha scritto delle canzoni.
e okkkei.
ora ha deciso di inciderle.
e okkkkei.
il fatto è che ha chiesto a me e irene di cantare una sua canzone per il suo cd.
????!!!!
che irene canta benissimo, vero.
ma io???!!!
vabbè, tra mezz'ora passa a prenderci e bòn.
andiamo in sala di registrazione.
io farò una seconda voce.
rendetevi conto.
ah. e no, nessuno di voi avrà mai la possibilità di sentirne neanche una nota. scordatevelo.
questa cosa fa riderissimo, a voi no?
o almeno, a me mi sembra divertente al limite del ridicolo.
comunque.
vi ricordate Lucio, il nostro amico musicista? quello che siamo andati a sentire al concerto l'altra sera?
ecco.
Lui fa il musicista.
e okkkei.
e ultimamente ha scritto delle canzoni.
e okkkei.
ora ha deciso di inciderle.
e okkkkei.
il fatto è che ha chiesto a me e irene di cantare una sua canzone per il suo cd.
????!!!!
che irene canta benissimo, vero.
ma io???!!!
vabbè, tra mezz'ora passa a prenderci e bòn.
andiamo in sala di registrazione.
io farò una seconda voce.
rendetevi conto.
ah. e no, nessuno di voi avrà mai la possibilità di sentirne neanche una nota. scordatevelo.
questa cosa fa riderissimo, a voi no?
martedì 23 aprile 2013
Una delle cose più grandi e incredibili che si imparano facendo il lavoro che faccio io, è che le cose sono per me, ma non sono mie.
Tutte, le cose.
Coi ragazzi è di un'evidenza clamorosa.
Che loro sono per me, mi sono in qualche modo regalati, la loro curiosità, il loro diventare grandi, scoprire se stessi e le cose, rispondere alle provocazioni, farsi domande, provare a dare risposte...tutto questo è per me, è un regalo, uno spettacolo incredibile a cui quotidianamente mi è data la grazia di poter assistere.
Ma non è mio.
Non posso decidere quasi niente, di loro, del rapporto con loro, di ciò che a loro accade, nè tanto meno la risposta che daranno alle proposte che gli faccio.
Sono per me, ma non sono miei.
Sembra una cosa facilissima, quasi banale e invece a me ci sono voluti anni solo per arrivare a pensare a questo concetto con una certa chiarezza, figurarsi quanto mi manca ancora per diventarne realmente consapevole.
Però, ecco, alla fin fine è una cosa liberante, questa. Che le cose, tutte le cose, siano per me ma non siano mie.
Liberante e grande.
Tutte, le cose.
Coi ragazzi è di un'evidenza clamorosa.
Che loro sono per me, mi sono in qualche modo regalati, la loro curiosità, il loro diventare grandi, scoprire se stessi e le cose, rispondere alle provocazioni, farsi domande, provare a dare risposte...tutto questo è per me, è un regalo, uno spettacolo incredibile a cui quotidianamente mi è data la grazia di poter assistere.
Ma non è mio.
Non posso decidere quasi niente, di loro, del rapporto con loro, di ciò che a loro accade, nè tanto meno la risposta che daranno alle proposte che gli faccio.
Sono per me, ma non sono miei.
Sembra una cosa facilissima, quasi banale e invece a me ci sono voluti anni solo per arrivare a pensare a questo concetto con una certa chiarezza, figurarsi quanto mi manca ancora per diventarne realmente consapevole.
Però, ecco, alla fin fine è una cosa liberante, questa. Che le cose, tutte le cose, siano per me ma non siano mie.
Liberante e grande.
lunedì 22 aprile 2013
Hoy me quedo contigo.
La mattina, quando arrivamo a scuola (all'alba, vi pregherei di ricordare), quando arrivano tutti i ragazzi e bambini dalle rute, noi siam lì ad aspettare che suoni la campana e a controllare che, nel frattempo, non si uccidano fra loro, sostanzialmente...
Stamattina ero lì che li osservavo e Pablo, 4 o 5 anni e, credo 70 centimetri di altezza o poco più, mi si avvicina, mi abbraccia e mi dice, sorridente: "hola! Hoy me quedo contigo, sì?!" Che tradotto significa: ciao, io oggi voglio stare con te, va bene?
Volevo dirvi che mi sono commossa.
E che sarebbe così grande la vita e tanto più semplice, se fossimo più capaci, come un bambino di quattro anni, làddove riconosciamo la bellezza, una simpatia, qualcosa di grande per noi, di dire: io oggi voglio stare con te.
E farlo, davvero. E non rinunciarvi.
Come si riempirebbe, la vita, di cose grandi e meravigliose.
Stamattina ero lì che li osservavo e Pablo, 4 o 5 anni e, credo 70 centimetri di altezza o poco più, mi si avvicina, mi abbraccia e mi dice, sorridente: "hola! Hoy me quedo contigo, sì?!" Che tradotto significa: ciao, io oggi voglio stare con te, va bene?
Volevo dirvi che mi sono commossa.
E che sarebbe così grande la vita e tanto più semplice, se fossimo più capaci, come un bambino di quattro anni, làddove riconosciamo la bellezza, una simpatia, qualcosa di grande per noi, di dire: io oggi voglio stare con te.
E farlo, davvero. E non rinunciarvi.
Come si riempirebbe, la vita, di cose grandi e meravigliose.
venerdì 19 aprile 2013
Oggi sì, sono andata in gita...
Ma sono troppo stanca per raccontarvi ora.
Chè il viaggio di ritorno è stato interminabile.
Però domani vi racconto, promesso.
Notte, crollobum.
Chè il viaggio di ritorno è stato interminabile.
Però domani vi racconto, promesso.
Notte, crollobum.
mercoledì 10 aprile 2013
Any given morning (cit.)
Comunque non c'è verso: non ci si abitua.
Cioè: i bioritmi, le abitudini, i cicli solari e via dicendo. Sì, va bene, magari il tuo corpo si può anche tarare su altri orari e su un ritmo di vita differente.
Non è quello il problema.
Il fatto è che è la mia mente, a non farcela: ogni sacrosanta mattina, da ormai otto mesi e rotti, quando la sveglia suona alle cinque e mezza e io apro gli occhi, il mio cervello non fa che ripetere un'unica, chiarissima frase:
No, non è umano.
Porcamiseria.
Cioè: i bioritmi, le abitudini, i cicli solari e via dicendo. Sì, va bene, magari il tuo corpo si può anche tarare su altri orari e su un ritmo di vita differente.
Non è quello il problema.
Il fatto è che è la mia mente, a non farcela: ogni sacrosanta mattina, da ormai otto mesi e rotti, quando la sveglia suona alle cinque e mezza e io apro gli occhi, il mio cervello non fa che ripetere un'unica, chiarissima frase:
No, non è umano.
Porcamiseria.
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Bogotà,
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essere me può essere snervante,
message in a bottle,
porcamiseria,
potrei anche avere ragione,
rendetevi conto,
son problemi,
tradizioni eccetera,
vabbé
martedì 12 marzo 2013
La predica del giorno
Ieri abbiamo fatto una giornata di convivenza studio con la terza media ed eravamo in questa fincha appena fuori da Bogotà.
La fincha è una specie di casa-accoglienza-fattoria...probabilmente in Italia la chiameremmo agriturismo o qualcosa del genere. Qui appena fuori dalla città ce ne sono tantissime e sono dei bei posti.
Comunque.
Abbiamo studiato-giocato tutto il giorno ed è stato molto bello e utile.
Alla fine della giornata Andrès, uno di loro, ha detto: "io non credevo fosse possibile che studiare e stare insieme potesse essere così bello. Ho scoperto tante cose, oggi. E ho capito che anche i miei compagni possono diventare miei maestri"
Io continuo a sorprendermi di come spesso non ci aspettiamo niente e la realtà continua ad accadere, a corrispondere, a verificare che sì, è buona e risponde.
E noi come niente fosse, spesso: punto a capo e facciamo finta di niente. Siamo spesso così abituati alla menzogna e alla delusione (che viviamo innanzitutto con noi stessi), da fare una fatica tremenda ad ammettere che la verità è molto più sincera con noi di quanto noi lo siamo con lei.
Amen.
Fine della predica.
Ci tenevo a dirlo, peró.
La fincha è una specie di casa-accoglienza-fattoria...probabilmente in Italia la chiameremmo agriturismo o qualcosa del genere. Qui appena fuori dalla città ce ne sono tantissime e sono dei bei posti.
Comunque.
Abbiamo studiato-giocato tutto il giorno ed è stato molto bello e utile.
Alla fine della giornata Andrès, uno di loro, ha detto: "io non credevo fosse possibile che studiare e stare insieme potesse essere così bello. Ho scoperto tante cose, oggi. E ho capito che anche i miei compagni possono diventare miei maestri"
Io continuo a sorprendermi di come spesso non ci aspettiamo niente e la realtà continua ad accadere, a corrispondere, a verificare che sì, è buona e risponde.
E noi come niente fosse, spesso: punto a capo e facciamo finta di niente. Siamo spesso così abituati alla menzogna e alla delusione (che viviamo innanzitutto con noi stessi), da fare una fatica tremenda ad ammettere che la verità è molto più sincera con noi di quanto noi lo siamo con lei.
Amen.
Fine della predica.
Ci tenevo a dirlo, peró.
sabato 2 marzo 2013
e nel caso in cui non ci vedessimo: buongiorno, buonasera e buonanotte (cit.)
continuo a fare figuracce, allora alla fine mi sono decisa a chiedere:
qui funziona così:
la mattina, fino a mezzogiorno si dice Buenos dias (buongiorno).
da mezzogiorno alle sei si dice Buenas tardes (che equivarrebbe al nostro buona sera)
e dalle sei del pomeriggio in poi si dice Buenas noches (che è il nostro buona notte).
che in effetti, se ci penso, per la scansione solare della giornata qui ha anche senso.
è che il mio cervello è ancora tarato sul sole d'Italia...
qui funziona così:
la mattina, fino a mezzogiorno si dice Buenos dias (buongiorno).
da mezzogiorno alle sei si dice Buenas tardes (che equivarrebbe al nostro buona sera)
e dalle sei del pomeriggio in poi si dice Buenas noches (che è il nostro buona notte).
che in effetti, se ci penso, per la scansione solare della giornata qui ha anche senso.
è che il mio cervello è ancora tarato sul sole d'Italia...
venerdì 1 marzo 2013
mercoledì 27 febbraio 2013
Dal tramonto all'alba (cit.)
Anche il fatto che l'alba e il tramonto quasi non esistono, mi accorgo, ora, è destabilizzante.
Cioè: apro gli occhi alle cinque e mezza ed è buio pesto.
Il tempo di bere il caffè e lavarmi i denti (cosa a cui presto particolare attenzione, ultimamente) ed è pieno giorno.
Pieno proprio, col sole (se non piove) già alto, insomma.
Ma vabbè, questo sarebbe il meno, che tanto la mattina non è che ho la forza di accorgermi più di tanto delle cose.
È il tramonto, che mi manca.
Quel lento passare dal giorno alla sera alla notte.
Quello scolorire leggero della luce e dei colori, che è dolce e ti accompagna piano verso il riposo.
È questo che mi manca.
Arrivare a casa alle sei, che la luce c'è ancora tutta e dopo meno di mezz'ora ritrovarsi nella notte scura scura...questo, mi accorgo dopo alcuni mesi, mi è faticoso.
Come ricevere un pugno forte sulla testa.
Non è un dramma, no.
Però è un fastidio.
Hai sempre l'impressione che qualcuno ti abbia tolto il tempo da sotto i piedi, trafugandolo invisibilmente.
Rimane sempre un po' l'impressione di un furto.
Cioè: apro gli occhi alle cinque e mezza ed è buio pesto.
Il tempo di bere il caffè e lavarmi i denti (cosa a cui presto particolare attenzione, ultimamente) ed è pieno giorno.
Pieno proprio, col sole (se non piove) già alto, insomma.
Ma vabbè, questo sarebbe il meno, che tanto la mattina non è che ho la forza di accorgermi più di tanto delle cose.
È il tramonto, che mi manca.
Quel lento passare dal giorno alla sera alla notte.
Quello scolorire leggero della luce e dei colori, che è dolce e ti accompagna piano verso il riposo.
È questo che mi manca.
Arrivare a casa alle sei, che la luce c'è ancora tutta e dopo meno di mezz'ora ritrovarsi nella notte scura scura...questo, mi accorgo dopo alcuni mesi, mi è faticoso.
Come ricevere un pugno forte sulla testa.
Non è un dramma, no.
Però è un fastidio.
Hai sempre l'impressione che qualcuno ti abbia tolto il tempo da sotto i piedi, trafugandolo invisibilmente.
Rimane sempre un po' l'impressione di un furto.
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martedì 26 febbraio 2013
Antifrasi
Ieri sera sono andata dal dentista per l'ennesima volta negli ultimi 10 giorni.
Mi ha pulito il cratere, mi ha messo una spugnetta per tapparlo e mi ha fornito di una simpatica siringa per pulirlo bene dopo che mangio.
Ovviamente io ho avuto la simpatica idea di andare a nuotare e nel giro di due ore la spugnetta l'ho inghiottita senza quasi nemmeno accorgermene e amen.
Mi accontenterò della siringa e speriamo che sia sufficiente per far passare tutto sto casino che va avanti da giorni.
Detto questo.
Stamattina sarebbe proprio facile paragonare lo strazio dentistico che mi sto trascinando da giorni alla situazione politica italiana.
Troppo facile.
Dunque non lo faró.
Davvero.
Promesso.
(Antifrasi).
Mi ha pulito il cratere, mi ha messo una spugnetta per tapparlo e mi ha fornito di una simpatica siringa per pulirlo bene dopo che mangio.
Ovviamente io ho avuto la simpatica idea di andare a nuotare e nel giro di due ore la spugnetta l'ho inghiottita senza quasi nemmeno accorgermene e amen.
Mi accontenterò della siringa e speriamo che sia sufficiente per far passare tutto sto casino che va avanti da giorni.
Detto questo.
Stamattina sarebbe proprio facile paragonare lo strazio dentistico che mi sto trascinando da giorni alla situazione politica italiana.
Troppo facile.
Dunque non lo faró.
Davvero.
Promesso.
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