giovedì 4 luglio 2013
Sotto questo sole (cit.)
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Ubicazione:
Usaquén Usaquen
mercoledì 3 luglio 2013
I ❤ shopping?
C'è questo fatto, che ci penso da un po' ed è strano e non so bene come spiegarlo.
Cioè.
Io da quando sono qui praticamente non ho comprato quasi nulla.
Un paio di jeans, perché quelli che mi ero portata dall'Italia li ho distrutti.
Un paio di scarpe da tennis, per lo stesso motivo.
Un maglione e un vestito leggero, perché non ci stavano in valigia quando sono partita.
Un paio di orecchini.
Fine.
In un anno.
Voglio dire: non che io appartenga in maniera drastica al tipo di donna che fa shopping sfrenato e disperatissimo almeno una volta alla settimana.
Voglio dire: non ho mai avuto l'agiatezza economica per permettermelo e comunque, in Italia, mi capitava più spesso di spendere vagonate di soldi in maniera compulsiva più per i libri, che per vestiti o simili.
Però, insomma, la mia dose di shopping annuale e corse ai saldi me la sono sempre beccata anche io, con gusto e piacere, insomma.
Allora mi sono messa lì e ho provato a capirci qualcosa e i dati che ho raccolto sono i seguenti:
1. In Colombia la moda non esiste. Cioè: se cammini per strada e ti guardi in giro la gente è vestita veramente a caso e nei modi più assurdi e diversificati. Sia da un punto di vista climatico (trovi gente in infradito e canottiera accanto a persone col cappotto, per dire...e nello stesso giorno), sia da un punto di vista di "stile": si va dal gamin in stracci, alla donna in tacchi e tailleur, al ragazzino in uniforme scolastico, alla signora di mezza età in tuta...però, insomma, non è come a Milano, che ti basta salire in metropolitana, dare un colpo d'occhio per affermare, chessó, tipo: ah, quest'anno va il verde smeraldo.
2. Non esistono negozi. Cioè, tipo: se cammini per strada, in qualunque zona della città, è molto raro trovare negozi di abbigliamento. Ce ne sono pochissimi. O meglio, ci sono. Ma sono stipati tutti nei centri commerciali (numerosi). Però nelle vie e strade "normali", quelle per cui si cammina abitualmente, non ce ne sono proprio. Per cui, boh, non so, non ti viene in mente proprio.
3. Ai colombiani non gliene frega proprio niente di come sei vestito. O meglio. In generale hanno un gusto...diciamo...leggermente pacchiano, ecco. Cose leopardate, righe miste a colori improbabili, etc. Di per loro in realtà sono attentissimi all'aspetto fisico, su certe cose, per cui ad esempio, la manicure è un Must, anche per gli uomini, ad esempio. Ci sono parrucchieri ad ogni angolo di strada, le donne hanno una vera e propria ossessione per i tacchi 12....ma sull'abbigliamento in quanto tale...bhè, non gli interessa. O per lo meno, non ne parlano e non te lo fanno notare.
Poi, non so.
È che proprio non ne ho sentito il bisogno, chenneso.
Tutta una serie di cose per cui in Italia impazzivo, qui, hanno perso d'interesse.
Come se davvero, alla fine, ti ritrovi faccia a faccia con le tue esigenze vere.
Un caffè con un amico, o una mail che ti arriva dall'Italia, dopo averla aspettata a lungo, una telefonata via Skype, un invito a cena, una coinquilina che ti prepara il caffè la mattina...
Cose così, insomma, che da Zara non vendono.
Cioè.
Io da quando sono qui praticamente non ho comprato quasi nulla.
Un paio di jeans, perché quelli che mi ero portata dall'Italia li ho distrutti.
Un paio di scarpe da tennis, per lo stesso motivo.
Un maglione e un vestito leggero, perché non ci stavano in valigia quando sono partita.
Un paio di orecchini.
Fine.
In un anno.
Voglio dire: non che io appartenga in maniera drastica al tipo di donna che fa shopping sfrenato e disperatissimo almeno una volta alla settimana.
Voglio dire: non ho mai avuto l'agiatezza economica per permettermelo e comunque, in Italia, mi capitava più spesso di spendere vagonate di soldi in maniera compulsiva più per i libri, che per vestiti o simili.
Però, insomma, la mia dose di shopping annuale e corse ai saldi me la sono sempre beccata anche io, con gusto e piacere, insomma.
Allora mi sono messa lì e ho provato a capirci qualcosa e i dati che ho raccolto sono i seguenti:
1. In Colombia la moda non esiste. Cioè: se cammini per strada e ti guardi in giro la gente è vestita veramente a caso e nei modi più assurdi e diversificati. Sia da un punto di vista climatico (trovi gente in infradito e canottiera accanto a persone col cappotto, per dire...e nello stesso giorno), sia da un punto di vista di "stile": si va dal gamin in stracci, alla donna in tacchi e tailleur, al ragazzino in uniforme scolastico, alla signora di mezza età in tuta...però, insomma, non è come a Milano, che ti basta salire in metropolitana, dare un colpo d'occhio per affermare, chessó, tipo: ah, quest'anno va il verde smeraldo.
2. Non esistono negozi. Cioè, tipo: se cammini per strada, in qualunque zona della città, è molto raro trovare negozi di abbigliamento. Ce ne sono pochissimi. O meglio, ci sono. Ma sono stipati tutti nei centri commerciali (numerosi). Però nelle vie e strade "normali", quelle per cui si cammina abitualmente, non ce ne sono proprio. Per cui, boh, non so, non ti viene in mente proprio.
3. Ai colombiani non gliene frega proprio niente di come sei vestito. O meglio. In generale hanno un gusto...diciamo...leggermente pacchiano, ecco. Cose leopardate, righe miste a colori improbabili, etc. Di per loro in realtà sono attentissimi all'aspetto fisico, su certe cose, per cui ad esempio, la manicure è un Must, anche per gli uomini, ad esempio. Ci sono parrucchieri ad ogni angolo di strada, le donne hanno una vera e propria ossessione per i tacchi 12....ma sull'abbigliamento in quanto tale...bhè, non gli interessa. O per lo meno, non ne parlano e non te lo fanno notare.
Poi, non so.
È che proprio non ne ho sentito il bisogno, chenneso.
Tutta una serie di cose per cui in Italia impazzivo, qui, hanno perso d'interesse.
Come se davvero, alla fine, ti ritrovi faccia a faccia con le tue esigenze vere.
Un caffè con un amico, o una mail che ti arriva dall'Italia, dopo averla aspettata a lungo, una telefonata via Skype, un invito a cena, una coinquilina che ti prepara il caffè la mattina...
Cose così, insomma, che da Zara non vendono.
martedì 2 luglio 2013
Cose importanti
Gli hamburger sono una delle cose importanti della vita, a mio parere.
Ci sono intere, disastrose giornate che vengono risollevate semplicemente da un buon hamburger.
Io non avevo mai mangiato un vero hamburger, prima di venire in Colombia.
Chè, io credo, gli hamburger più buoni del mondo sono quelli del Corral:
Ci sono intere, disastrose giornate che vengono risollevate semplicemente da un buon hamburger.
Io non avevo mai mangiato un vero hamburger, prima di venire in Colombia.
Chè, io credo, gli hamburger più buoni del mondo sono quelli del Corral:
Se vi capiterà di passare da queste parti, per favore, tenetene conto.
Come al solito, anche in questo il caso, Il Maestro si è pronunciato sull'argomento, QUI.
lunedì 1 luglio 2013
Mariquita
allora siamo tornati, eh.
sani e salvi nonostante i serpenti e i ragni neri con le zampe gialle e grandi come una mano che decoravano la foresta in cui siamo andati a fare una passeggiata ieri mattina.
ovviamente io giravo cosparsa d'autan (quello apposta per le bestiacce tropicali) e avevo delle guardie del corpo (ho la fobia dei ragni. i serpenti, passino...ma i ragni non ce la faccio proprio, soprattutto se superano la misura legale).
comunque, come potete vedere dalle foto, caldo tropicale (che praticamente è sinonimo di mortale, perchè il tasso d'umidità è tipo del 110%), ma posto splendido: tanta tanta natura (anche troppa, per i miei gusti), cascate comprese.
poi nel posto in cui eravamo c'era, grazie a Dio la piscina.
ah, ovviamente in quei posti lì l'acqua calda non esiste.
cioè: tipo che entri nella doccia e c'è proprio una sola manopola, che serve a far uscire l'acqua punto.
fredda.
è che fa così caldo che l'acqua calda diventa (a parere della popolazione locale, quanto meno) fastidiosa e superflua.
no, bhe, ci siamo divertiti.
io sono stanca morta e mi aspetta un'altra settimana a scuola, con la solita simpatica sveglia alle cinque e mezzo del mattino.
ma a parte questo tutto bene.
sani e salvi nonostante i serpenti e i ragni neri con le zampe gialle e grandi come una mano che decoravano la foresta in cui siamo andati a fare una passeggiata ieri mattina.
ovviamente io giravo cosparsa d'autan (quello apposta per le bestiacce tropicali) e avevo delle guardie del corpo (ho la fobia dei ragni. i serpenti, passino...ma i ragni non ce la faccio proprio, soprattutto se superano la misura legale).
comunque, come potete vedere dalle foto, caldo tropicale (che praticamente è sinonimo di mortale, perchè il tasso d'umidità è tipo del 110%), ma posto splendido: tanta tanta natura (anche troppa, per i miei gusti), cascate comprese.
poi nel posto in cui eravamo c'era, grazie a Dio la piscina.
ah, ovviamente in quei posti lì l'acqua calda non esiste.
cioè: tipo che entri nella doccia e c'è proprio una sola manopola, che serve a far uscire l'acqua punto.
fredda.
è che fa così caldo che l'acqua calda diventa (a parere della popolazione locale, quanto meno) fastidiosa e superflua.
no, bhe, ci siamo divertiti.
io sono stanca morta e mi aspetta un'altra settimana a scuola, con la solita simpatica sveglia alle cinque e mezzo del mattino.
ma a parte questo tutto bene.
venerdì 28 giugno 2013
Ultimo giorno di scuola (finalmente)
Eccoci giunti alla fine.
Finalmente.
(La fine, si potrebbe vedere la fine? - cit.)
Oggi, ultimo giorno di scuola (per i ragazzi, chè noi invece ci tocca ancora tutta la prossima settimana di riunioni e p**** varie).
Quindi, oggi, grande festa con canti, balli, recitazione, varie ed eventuali (vedi foto qui sotto).
Questi sono pazzi, comunque: vanno a scuola fino a fine giugno e ricominciano tipo il 20 di agosto. No, vabbè, no comment, please.
Domani, dato che tanto siamo tutti quanti freschi e riposati, vero?, partiamo e andiamo a fare tre giorni di convivenza, fino a lunedì, con alcuni dei ragazzi del liceo e alcuni professori, chi voleva.
Andiamo in un posto che, manco a dirlo, (ferunt) è caldo come l'inferno e pieno di zanzare.
Però pare ci siano delle bellissime cascate.
Se sopravvivo anche a questa poi vi racconto.
Ah, e più tardi la rettrice ci porta tutti a pranzo in un posto dove, dicono, si mangia super.
(Grazie, spettabile Dio, di aver inventato il buon cibo)
Finalmente.
(La fine, si potrebbe vedere la fine? - cit.)
Oggi, ultimo giorno di scuola (per i ragazzi, chè noi invece ci tocca ancora tutta la prossima settimana di riunioni e p**** varie).
Quindi, oggi, grande festa con canti, balli, recitazione, varie ed eventuali (vedi foto qui sotto).
Questi sono pazzi, comunque: vanno a scuola fino a fine giugno e ricominciano tipo il 20 di agosto. No, vabbè, no comment, please.
Domani, dato che tanto siamo tutti quanti freschi e riposati, vero?, partiamo e andiamo a fare tre giorni di convivenza, fino a lunedì, con alcuni dei ragazzi del liceo e alcuni professori, chi voleva.
Andiamo in un posto che, manco a dirlo, (ferunt) è caldo come l'inferno e pieno di zanzare.
Però pare ci siano delle bellissime cascate.
Se sopravvivo anche a questa poi vi racconto.
Ah, e più tardi la rettrice ci porta tutti a pranzo in un posto dove, dicono, si mangia super.
(Grazie, spettabile Dio, di aver inventato il buon cibo)
giovedì 27 giugno 2013
Money (cit.)
Questi qui sotto sono i pesos colombiani:
Nell'ordine: 50.000 pesos, 20.000, 10.000, 5.000, 2.000.
Poi ci sarebbero le monete che sono rispettivamente da 500 pesos, 200, 100 e 50.
Immagino esistano anche tagli da più di 50.000 pesos, ma io non le ho mai viste.
In generale, 50.000 pesos è già un taglio piuttosto grande: se paghi un taxi con un 50.000 pesos, ad esempio, in genere il taxista non le accetta e ti chiede se non hai gli spicci.
Alla data odierna 1 euro vale tipo 2000 pesos, vabbè, all'incirca.
Cioè, praticamente è come ragionare ancora in lire, più o meno.
50.000 pesos sono circa 25 euro, un po' meno, in realtà.
Questo significa che quando trasferirò i soldi che ho guadagnato qui in pesos (pochini, la verità), trasformati in euro diventeranno ancor meno.
Voglio dire: non sono diventata ricca.
Poi vabbè, ci sono cose qui che costano molto meno che in Italia. (Vedi sigarette), altre invece ugguale.
No, così, magari ve lo stavate chiedendo.
Nell'ordine: 50.000 pesos, 20.000, 10.000, 5.000, 2.000.
Poi ci sarebbero le monete che sono rispettivamente da 500 pesos, 200, 100 e 50.
Immagino esistano anche tagli da più di 50.000 pesos, ma io non le ho mai viste.
In generale, 50.000 pesos è già un taglio piuttosto grande: se paghi un taxi con un 50.000 pesos, ad esempio, in genere il taxista non le accetta e ti chiede se non hai gli spicci.
Alla data odierna 1 euro vale tipo 2000 pesos, vabbè, all'incirca.
Cioè, praticamente è come ragionare ancora in lire, più o meno.
50.000 pesos sono circa 25 euro, un po' meno, in realtà.
Questo significa che quando trasferirò i soldi che ho guadagnato qui in pesos (pochini, la verità), trasformati in euro diventeranno ancor meno.
Voglio dire: non sono diventata ricca.
Poi vabbè, ci sono cose qui che costano molto meno che in Italia. (Vedi sigarette), altre invece ugguale.
No, così, magari ve lo stavate chiedendo.
mercoledì 26 giugno 2013
Parking
Vi ho già parlato dei parcheggi?
No?
Ah, Bhe.
Allora è ora, direi.
Come potete osservare dall'immagine, in Colombia i parcheggi non ammettono approssimazioni.
Se per caso entri in un parcheggio (non necessariamente di quelli a pagamento, eh) e osi parcheggiare la macchina, mettiamo, banalmente, con il muso, diciamo, verso il fondo del parcheggio (cioè, tipo verso il muro), invece che verso l'esterno...non passeranno più di dieci secondi prima che qualcuno (anche un passante, eh, chevvicredete, mica necessariamente un addetto al parcheggio) vi faccia gentilmente notare che quello non é il modo di parcheggiare...e che, insomma, sarebbe gradito se voleste rifare civilmente il parcheggio.
No, dico, ma di cosa stiamo parlando???
martedì 25 giugno 2013
Grado
Ieri,infine, abbiamo avuto gli ultimi colloqui orali dell'esame di terza media.
A seguire, quattro simpaticissime ore di scrutinio, documenti da compilare, verbali, firme da apporre eccetera, tutti quanto il teatrino, insomma.
Poi, alla fine fine fine, la cerimonia di consegna del diploma, che qui ci vanno matti per quelle cose lì.
Per cui: inno nazionale colombiano, inno nazionale italiano, inno della scuola, discorso del vice ambasciatore, discorso della rettrice, discorso della commissaria, discorso della coordinatrice, discorso di un rappresentate degli studenti, consegna dei diplomi, video con foto tenerose etc etc preparato dalle famiglie dei ragazzi, foto ufficiali e ufficiose divisi per gruppo e , ovviamente, quando sono riuscita a raggiungere il tavolo degli aperitivi era ormai finito tutto.
Detto questo, i ragazzi erano bellissimi: tutti pettinati e vestiti eleganti, i maschi con la cravatta e le ragazze con la manicure e i tacchi eccetera.
E, com'era ormai assolutamente prevedibile, io mi sono commossa.
(Fortuna che l'altro giorno avevo fatto scorta di cleenex)
A seguire, quattro simpaticissime ore di scrutinio, documenti da compilare, verbali, firme da apporre eccetera, tutti quanto il teatrino, insomma.
Poi, alla fine fine fine, la cerimonia di consegna del diploma, che qui ci vanno matti per quelle cose lì.
Per cui: inno nazionale colombiano, inno nazionale italiano, inno della scuola, discorso del vice ambasciatore, discorso della rettrice, discorso della commissaria, discorso della coordinatrice, discorso di un rappresentate degli studenti, consegna dei diplomi, video con foto tenerose etc etc preparato dalle famiglie dei ragazzi, foto ufficiali e ufficiose divisi per gruppo e , ovviamente, quando sono riuscita a raggiungere il tavolo degli aperitivi era ormai finito tutto.
Detto questo, i ragazzi erano bellissimi: tutti pettinati e vestiti eleganti, i maschi con la cravatta e le ragazze con la manicure e i tacchi eccetera.
E, com'era ormai assolutamente prevedibile, io mi sono commossa.
(Fortuna che l'altro giorno avevo fatto scorta di cleenex)
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