Da queste parti, per i miei studenti, la scuola funziona così:
7 ore al giorno di lezione, dal lunedì al venerdì.
suddivise in questo modo:
- dalle sette e dieci alle dieci, le prime tre ore
- 15 minuti di "intervallo"
- dalle 10. 15 alle 11.45 la cosiddetta "ora larga", che in realtà è una lezione che dura un'ora e mezza.
- poi altre due ore di lezione "normali"
- un'ora di pausa pranzo
- ultima ora di lezione dalle 14.20 alle 15. 30 del pomeriggio.
Questo significa almeno due cose:
primo: che a mezzogiorno i miei studenti sono a scuola da ormai già 5 ore, ma ne hanno davanti altre 3 e mezza, il che significa che non ne possono già più e, per quanto disciplinati e volenterosi possano essere, le ore attorno al pranzo, e quella subito dopo, sono letteralmente massacranti (per loro, certo...e anche per chi deve fare lezione).
secondo: che i pobrecitos escono da scuola alle tre e mezza passate, il che vuol dire che non sono a casa prima delle quattro- quattro e mezza, il che vuol dire che non iniziano a studiare prima delle cinque, il che vuol dire che hanno pochissimo tempo per studiare, anche perchè si presuppone che facciano anche altro (giocano a calcio, ballano la salsa e via dicendo) e soprattutto qui la giornata, come massimo alle dieci e mezza termina, anche perchè la mattina eccetera eccetera, ho già detto, a tal proposito, e inoltre tenendo conto che per il giorno dopo dovrebbero prepararsi per sette materie...insomma, fate un po' i conti anche voi e poi ditemi.
Motivo per il quale a me sembra che questa organizzazione non è che sia proprio d'aiuto agli alunni in questione...
(oltre a non esserlo per chi entra in classe).
Quasi tutte le scuole, qui, funzionano così, mica solo la mia, eh.
Bhà.
Non chiedetemi spiegazioni, a me non ne hanno date, per ora.
mercoledì 12 settembre 2012
martedì 11 settembre 2012
Oggi mi é arrivata la notizia di quella giovanissima studentessa di trieste che si é tolta la vita, a soli dodici anni.
Ha lasciato un biglietto con scritto: odio la scuola, odio la mia famiglia.
Stasera, uscendo da scuola tardissimo, passavo in corridoio e guardavo le classi vuote, coi banchi e le sedie e via dicendo.
Pensavo che io i miei studenti li aspetto, tutte le mattine.
Che se non ci fossero mi mancherebbero: avrei un sacco di possibilità in meno di vedere ogni giorno cose incredibili e vere e di una bellezza disarmante e di un fascino irresistibile.
Pensavo che io quella ragazzina di Trieste non la conoscevo, peró mi manca. Pensavo che se solo lei l'avesse saputo, che qualcuno l'aspettava, forse non avrebbe odiato cosí profondamente la scuola e la sua vita.
Ho pensato che aspettare qualcuno é come fargli una promessa.
Che va mantenuta.
Ha lasciato un biglietto con scritto: odio la scuola, odio la mia famiglia.
Stasera, uscendo da scuola tardissimo, passavo in corridoio e guardavo le classi vuote, coi banchi e le sedie e via dicendo.
Pensavo che io i miei studenti li aspetto, tutte le mattine.
Che se non ci fossero mi mancherebbero: avrei un sacco di possibilità in meno di vedere ogni giorno cose incredibili e vere e di una bellezza disarmante e di un fascino irresistibile.
Pensavo che io quella ragazzina di Trieste non la conoscevo, peró mi manca. Pensavo che se solo lei l'avesse saputo, che qualcuno l'aspettava, forse non avrebbe odiato cosí profondamente la scuola e la sua vita.
Ho pensato che aspettare qualcuno é come fargli una promessa.
Che va mantenuta.
lunedì 10 settembre 2012
una disponibilità a qualcosa di possibile.
Oggi un mio studente di terza media ha scritto, nel primo tema dell'anno, una cosa che mi ha lasciata secca.
Daniel (si chiama), che i primi giorni di scuola aveva tutta questa espressione scura in viso e si teneva i capelli lunghi fin davanti agli occhi e guardava sempre da sotto in su, un po' mascherandosi, un po' riparandosi, come impaurito o infastidito, non saprei dire.
Nel tema scrive, più o meno, così: ho iniziato l'anno pensando che non ce l'avrei mai fatta e che non avevo voglia, soprattutto. E quindi non ce l'avrei mai fatta. Punto.
Poi il professore di educazione fisica, durante la prima lezione con la nostra classe dice una cosa. Dice: "tutto quello che voi siete disposti a fare è possibile" (e scrive queste due parole passandoci sopra la penna due volte, non una, due, così che le parole risultino in grassetto, se così si può dire) e continua: da quando lui ha usato queste due parole io ho cominciato a pensare che l'anno che stava iniziando poteva essere qualcosa di diverso e nuovo rispetto a quello che io pensavo e credevo di sapere. E' stato come svegliarmi.(anche questa parola la scrive due volte, in grassetto).
Ecco.
Io dico che di questo ho bisogno, sempre, come Daniel.
Di iniziare la giornata con negli occhi la disponibilità a qualcosa di possibile.
Perchè è la cosa che cambia tutto, sempre.
[comunque io faccio il lavoro più bello del mondo, sapiscìtelo]
Daniel (si chiama), che i primi giorni di scuola aveva tutta questa espressione scura in viso e si teneva i capelli lunghi fin davanti agli occhi e guardava sempre da sotto in su, un po' mascherandosi, un po' riparandosi, come impaurito o infastidito, non saprei dire.
Nel tema scrive, più o meno, così: ho iniziato l'anno pensando che non ce l'avrei mai fatta e che non avevo voglia, soprattutto. E quindi non ce l'avrei mai fatta. Punto.
Poi il professore di educazione fisica, durante la prima lezione con la nostra classe dice una cosa. Dice: "tutto quello che voi siete disposti a fare è possibile" (e scrive queste due parole passandoci sopra la penna due volte, non una, due, così che le parole risultino in grassetto, se così si può dire) e continua: da quando lui ha usato queste due parole io ho cominciato a pensare che l'anno che stava iniziando poteva essere qualcosa di diverso e nuovo rispetto a quello che io pensavo e credevo di sapere. E' stato come svegliarmi.(anche questa parola la scrive due volte, in grassetto).
Ecco.
Io dico che di questo ho bisogno, sempre, come Daniel.
Di iniziare la giornata con negli occhi la disponibilità a qualcosa di possibile.
Perchè è la cosa che cambia tutto, sempre.
[comunque io faccio il lavoro più bello del mondo, sapiscìtelo]
domenica 9 settembre 2012
Delle sigarette comprate al paio.
Comunque io oggi volevo comprare delle sigarette.
Siccome agli angoli delle strade ci sono questi baracchini che vendono, tipo, caramelle, patatine, altre cose cosí e sigarette, mi sono fermata e ho chiesto, al signore col cappellino rosso e le rughe sulla faccia, seduto sullo sgabellino di legno accanto al baracchino, un pacchetto di lucky strike...
Lui mi ha chiesto quante.
Io ho detto due.
Ho scoperto che io intendevo pacchetti e lui, invece, si riferiva al numero di sigarette.
Lo giuro.
Ora. Non chiedetemi perchè una persona normale dovrebbe comprare una, due o tre sigarette alla volta...
Non ne ho idea.
Comunque ne ho prese cinque.
Cosí, giusto per provare.
E dopo non sapevo dove metterle, ovviamente.
Siccome agli angoli delle strade ci sono questi baracchini che vendono, tipo, caramelle, patatine, altre cose cosí e sigarette, mi sono fermata e ho chiesto, al signore col cappellino rosso e le rughe sulla faccia, seduto sullo sgabellino di legno accanto al baracchino, un pacchetto di lucky strike...
Lui mi ha chiesto quante.
Io ho detto due.
Ho scoperto che io intendevo pacchetti e lui, invece, si riferiva al numero di sigarette.
Lo giuro.
Ora. Non chiedetemi perchè una persona normale dovrebbe comprare una, due o tre sigarette alla volta...
Non ne ho idea.
Comunque ne ho prese cinque.
Cosí, giusto per provare.
E dopo non sapevo dove metterle, ovviamente.
sabato 8 settembre 2012
Io pensavo di essermi dimenticata a casa la mia insonnia.
Anzi.
Ero sicurissima di averla messa in uno degli scatoloni dei libri.
Uno di quelli messi in cantina a casa dei miei.
Questo significa una sola cosa: l'insonnia sa volare.
E non ci mette più di una quindicina di giorni a percorrere Italia-Colombia.
[sgrunt]
Anzi.
Ero sicurissima di averla messa in uno degli scatoloni dei libri.
Uno di quelli messi in cantina a casa dei miei.
Questo significa una sola cosa: l'insonnia sa volare.
E non ci mette più di una quindicina di giorni a percorrere Italia-Colombia.
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